A fine estate, è stato il titolo più frequente sui media ed è così fortemente descrittivo dell’estate 2026 che non si può fare a meno di replicarlo (dal famoso film The long, hot summer diretto da Martin Ritt, adattato da tre racconti di William Faulkner, con Orson Welles, Paul Newman, Joanne Woodward e Anthony Franciosa).

La lunga fase calda europea, registrata soprattutto nell’area occidentale e mediterranea, ha avuto come protagonista l’“anticiclone africano”.

Di cosa si tratta e perché, da qualche anno, la stagione estiva europea è dominata da questo anticiclone anziché da quello delle Azzorre, come ricordiamo dai tempi del Col. Bernacca?

Facciamo una sintesi semplificata della cosiddetta “circolazione generale dell’atmosfera”. Se la Terra fosse omogenea e non rotante, il riscaldamento differenziato tra i poli e l’equatore creerebbe, in entrambe gli emisferi, una circolazione con venti in superficie diretti verso l’equatore, un moto ascendente sull’equatore (fascia di bassa pressione), venti in quota diretti verso i poli e moti discendenti sulle zone polari (area di alta pressione). La rotazione terrestre, in entrambe gli emisferi, spezza questa circolazione polo-equatore in tre circolazioni distinte ma interconnesse che generano una fascia di basse pressioni intorno all’equatore e intorno ai 60° di latitudine, nord e sud, e di alte pressioni intorno ai 30° di latitudine e sui poli. Inoltre, sempre a causa della rotazione, i venti al suolo, nel dirigersi verso l’equatore, curvano verso ovest mentre nel dirigersi verso i poli curvano verso est. Ciò, nell’emisfero boreale, conferisce, alle aree di basse pressioni, una circolazione antioraria (o ciclonica) in quota e, a causa dell’attrito con il suolo e della viscosità dell’atmosfera, pressoché convergente in prossimità del suolo; alle aree di alte pressioni conferisce una circolazione oraria (anticiclonica) in quota e divergente in prossimità del suolo.  Naturalmente, laddove c’è convergenza dei venti al suolo, per compensazione, in quota c’è divergenza dei venti e, proprio per questo, le circolazioni cicloniche somigliano, in grande, ai “mulinelli” che si formano nell’acqua: ruotando, creano un avvallamento centrale che contribuisce ad abbassare la pressione totale (lo possiamo osservare anche quando facciamo roteare il caffè nella tazzina). Viceversa, ma molto più smorzato, laddove c’è divergenza dei venti al suolo, per compensazione, in quota c’è convergenza. Nell’emisfero australe avviene il contrario. Infine, l’inclinazione dell’asse terrestre determina la stagionalità mentre le disomogeneità della Terra modulano le configurazioni bariche teoriche che abbiamo descritto.

Quindi, intorno ai 30° di latitudine si formano delle configurazioni dinamiche anticicloniche. Tra queste troviamo il noto anticiclone delle Azzorre e il meno noto (finora) anticiclone africano. Gli anticicloni sono configurazioni bariche con un valore massimo centrale che decresce andando verso la periferia. Tale decrescita non è simmetrica ma, a seconda delle stagioni, è più graduale in particolari direzioni; tecnicamente si dice che si formano dei “promontori” (proprio come i pendii montani). I venti sono deboli, subsidenti e divergenti al suolo. Durante la stagione estiva, l’anticiclone delle Azzorre e l’anticiclone africano estendono un rilevante promontorio verso nord e, a seconda della situazione dinamica globale, sull’Europa prevale uno dei due promontori.

Tuttavia, esiste una differenza fondamentale tra i due anticicloni: il primo si forma sull’oceano Atlantico, il secondo sul deserto del Sahara. La massa d’aria dell’anticiclone delle Azzorre è di tipo marittimo e il clima che gli è associato è quello tipico mediterraneo con caldo sopportabile, non molto afoso, con cielo sereno e abbastanza limpido, notti fresche e ventilate. Invece, la massa d’aria dell’anticiclone africano è continentale, estremamente calda e secca all’origine ma, nel passaggio sul Mediterraneo caldo, nei bassi strati si carica di umidità; il clima che gli è associato è torrido e afoso, con temperature che anche di notte non scendono sotto i 20°C ed è presente polvere desertica che spesso rende il cielo lattiginoso.

Per rispondere alla domanda che ci siamo posti inizialmente è necessario accennare anche alla chimica dell’atmosfera; in particolare, dell’interazione con l’energia radiante dell’acqua, nelle sue tre fasi, dell’anidride carbonica e del metano. Anche se l’acqua, sotto forma di nube, ha un’alta albedo (riflette molto i raggi solari), per quanto riguarda l’energia radiante emessa dalla Terra verso lo spazio (nelle frequenze dell’infrarosso), si comporta da gas serra, come l’anidride carbonica e il metano. Questi sono gas che assorbono la radiazione diretta verso lo spazio e la riemettono in tutte le direzioni, anche verso la Terra, per cui, l’energia radiante rimane intrappolata e contribuisce al riscaldamento dell’atmosfera. In sintesi, l’acqua ha un bilancio abbastanza variabile sul riscaldamento atmosferico e il metano, pur avendo una forte potenza assorbente, è un componente che subisce presto trasformazioni chimiche. L’anidride carbonica, invece, è persistente e si accumula in atmosfera contribuendo primariamente all’effetto serra.

Come è noto, ad iniziare dall’era industriale, a metà ‘800, il circolo vizioso tra progresso tecnologico/benessere e aumento demografico ha fatto moltiplicare le immissioni antropiche in atmosfera di anidride carbonica e di metano, a causa dell’uso indiscriminato delle energie fossili e per il proliferare degli allevamenti intensivi. Il risultante effetto serra ha portato all’attuale global warming che sta modificando la dinamica e la termodinamica sia dell’atmosfera che degli oceani e sta provocando lo scioglimento dei ghiacciai. Un’atmosfera più calda può generare fenomeni estremi, sia in durata che in intensità. Si possono creare situazioni di blocco a causa di promontori persistenti oppure una maggiore quantità di energia termica disponibile a trasformarsi in energia cinetica consente una più capillare diffusione di forti rovesci e temporali, specie laddove i mari, più caldi, offrono un maggior apporto di vapor d’acqueo alle correnti in transito su di essi.

La fascia di alta pressione in prossimità dei tropici (fascia subtropicale) si sta allargando e si sta spostando verso le medie latitudini, alterando profondamente la spinta e la posizione dei due anticicloni che interessano le estati europee. In genere, l’anticiclone delle Azzorre si distende da ovest a est, proteggendo il Mediterraneo con aria atlantica mite; oggi, il riscaldamento dell’oceano e le modifiche agli importanti venti in quota (jet stream) tendono a farlo rimanere confinato sull’Atlantico o a prolungare promontori verso la Gran Bretagna e la Scandinavia. Così, se in passato l’anticiclone africano si imponeva raramente ora può estendere un persistente promontorio verso l’Europa; in ciò, anche favorito dal fatto che, pur essendo un anticiclone dinamico, in estate, a causa del surriscaldamento del suolo sahariano, ha una componente termica che lo potenzia e lo rende più spesso e duraturo.

Con questo quadro, torniamo all’estate 2026. Allora, precisando ciò che stampa e divulgatori hanno riportato,

quello che quest’anno ha investito l’Europa è un promontorio anticiclonico subtropicale originatosi dall’anticiclone africano o sahariano.

Ricapitoliamo i dati di questa estate, così come riportati dal Copernicus Climate Change Service – ERA5, ricordando che l’anomalia rappresenta la differenza tra la temperatura media globale del mese indicato e la temperatura media globale, per lo stesso mese, valutata lungo il periodo di riferimento:

Mese del 2026

Temperatura media globale

Anomalia rispetto al periodo 1991-2020

Anomalia rispetto al periodo 1850-1900

Giugno

16,54 °C

+0,56 °C

+1,39 °C

Luglio

16,90 °C

+0,67 °C

+1,47 °C

Agosto

16,96 °C

+0,85 °C

+1,65 °C

Così, ad esempio, la temperatura media globale di luglio 2026 è di 0,67°C più alta di quella media calcolata per i mesi di luglio del periodo 1991-2020 e di 1,47°C più alta di quella media calcolata per i mesi di luglio del periodo 1850-1900. Ad ogni modo, utilizzando le medie, l’informazione maggiore è fornita dai grafici di tendenza. Di seguito il grafico dell’andamento dal 1979 al 2026 della temperatura media globale per i mesi da giugno ad agosto, riferiti alla media, per gli stessi mesi, del periodo 1991-2020:

 

Come si può osservare, la tendenza negli ultimi 30 anni è quella di un incremento abbastanza costante della temperatura media globale.

Il periodo di riferimento 1991-2020 è utilizzato da Copernicus e dalla World Meteorological Organization (WMO) per confrontare mesi/stagioni recenti. Per quanto riguarda il global warming, l’accordo di riferimento attuale è quello di Parigi, adottato il 12 dicembre 2015 ed entrato in vigore il 4 novembre 2016. Il cuore dell’accordo di Parigi è l’articolo 2 che indica l’obiettivo di “mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5°C”. Naturalmente, questi limiti non si riferiscono a un singolo giorno, mese o anno, ma al riscaldamento medio globale di lungo periodo; un singolo anno sopra 1,5 °C non significa violazione dell’obiettivo di Parigi.

L’accordo di Parigi parla di “livelli preindustriali” e, pertanto, come periodo di riferimento viene preso 1850–1900, ritenuto rappresentativo perché è il primo intervallo con osservazioni strumentali globali sufficientemente complete. Il grafico delle anomalie mostra l’eccezionalità dell’attuale global warming:

Inoltre, le ricostruzioni del clima degli ultimi 100.000 anni, mostrano, con grande affidabilità, che l’anomalia al massimo ha raggiunto +1°C; oggi, come si è visto, stiamo raggiungendo rapidamente +1,5°C.

 

In definitiva, secondo i dati riportati da Copernicus, quella appena trascorsa è stata l’estate in assoluto più calda mai documentata nell’Europa occidentale, con temperature medie di giugno e agosto che hanno toccato picchi mai visti da oltre centomila anni sul Pianeta. Anche il Mar Mediterraneo ha fatto registrare record allarmanti, toccando picchi superficiali della temperatura dell’acqua vicini ai 30°C, un valore critico che accumula un’immensa energia termica per i mesi successivi. Staremo a vedere …

Immagine di copertina Foto di Scott Goodwill su Unsplash