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Abbiamo il piacere di pubblicare in anteprima parti del primo capitolo del libro “Comunicare in azienda” di Luca Massacesi in stampa presso le Officine Einstein edizioni.

E’ inevitabile, l’intelligenza artificiale entrerà velocemente, e in modo massiccio, nelle aziende e nelle organizzazioni. Con i suoi pregi e i suoi difetti. Molti lavoratori perderanno il posto e lo stipendio. Ma cosa succederà agli uomini e le donne che rimarranno? Diventeranno sempre più importanti e preziosi per fare la differenza sui mercati, ma sarà indispensabile partire dal loro benessere per ottenere i risultati più gratificanti per loro e per gli azionisti. E le aziende dovranno imparare a comunicare eticamente.

“Artificial intelligence is not, by definition, simulation of human intelligence”. John McCarthy, fondatore dell’AI.

Sessantamila anni fa l’homo sapiens si imbatte per la prima volta nella tecnologia sotto forma di una clava. E nacque il problema etico. La clava si poteva usare per spaccare le noci di cocco o la testa dei nemici? La clava era solo uno strumento, l’uso che se ne faceva ne determinava l’impatto etico. Era l’uomo che decideva. La clava non godeva di un’autonomia propria. La componente etica era nelle mani dell’umano.

Una decina di anni fa si incominciarono ad avere le prime applicazioni di intelligenza artificiale (AI (o A.I.) è l’acronimo inglese per “Artificial Intelligence”, cioè Intelligenza Artificiale; l’alternativa è quello dell’acronimo italiano “IA”, (per non schierarmi tra puristi e modernisti ho cercato di usare sempre l’espressione estesa in italiano) uno “strumento” infinitamente più potente della clava, che negli ultimi anni sta facendo tali passi da gigante da giustificare le previsioni che la vedranno al centro di tutte le attività produttive e filosofiche dei prossimi cinquant’anni.

Ma sarà ancora l’uomo a determinarne l’uso? Quale sarà il ruolo dell’intelligenza umana nell’era della Intelligenza artificiale generativa? E sul mondo delle aziende, in particolare su quello del lavoro, che impatto avrà? Infine sarà più pericolosa per la sopravvivenza dell’umanità l’Intelligenza artificiale o la stupidità umana?

Intelligenza artificiale e mercato del lavoro

Questo libro sostiene una tesi: nei processi produttivi, nelle aziende, la componente strategica è l’uomo (e la donna). Una comunicazione autorevole, di qualità e ben gestita è un’arma formidabile per formare e coinvolgere chi lavora nei destini dell’organizzazione nella quale lavora. Per aumentare l’efficacia dell’azienda e il benessere di chi ci lavora. Ha ancora senso questa convinzione alle soglie del dominio dell’Intelligenza artificiale generativa?

L’Intelligenza artificiale sta, per ora, ridisegnando, ottimizzandoli, i processi produttivi, organizzativi e comunicativi delle imprese di tutto il mondo. Ma nel prossimo futuro li stravolgerà.

L’Intelligenza artificiale sta, per ora, ridisegnando, ottimizzandoli, i processi produttivi, organizzativi e comunicativi delle imprese di tutto il mondo. Ma nel prossimo futuro li stravolgerà. L’Italia è in ritardo nell’adozione di questa tecnologia rispetto agli altri Paesi industrializzati. Secondo il Government AI Readiness Index 2024, siamo solo al 25esimo posto, con 13 nazioni europee davanti a noi. In particolare, nel 2024 solo l’8,2 percento delle aziende italiane ha utilizzato l’Intelligenza artificiale contro una media europea del 13,5 percento (19,7 percento in Germania, 11,3 percento in Spagna e 9,91 percento in Francia). Questo perché, nonostante i nostri imprenditori comprendano l’importanza della tecnologia avanzata, spesso si trovano a che fare con budget limitati che richiedono, quindi, la chiara identificazione delle situazioni e dei processi nei quali l’Intelligenza artificiale possa fare davvero la differenza. Inoltre dipendono da fornitori esterni perché, in particolare le piccole e medie imprese non hanno le risorse sufficienti per prevedere una direzione ricerca e sviluppo interna.

Il budget è uno dei pilastri dell’evoluzione e dell’introduzione dell’Intelligenza artificiale nei processi produttivi. I capitali richiesti sono spaventosi. Lo sviluppo e la diffusione delle intelligenze artificiali sollevano rilevanti impatti sul mondo del lavoro, annunciando una serie di sostituzioni professionali dove l’uomo dovrà cedere il passo, e la scrivania, all’Intelligenza artificiale; introduce, inoltre, nuovi complicati problemi di natura etica.

Ma che cos’è l’intelligenza (umana)

Innanzitutto non esiste, ancora, una definizione di “intelligenza” che sia condivisa nel mondo della ricerca e anche tra la gente comune; esistono tante definizioni. Intelligenza logica, intelligenza emotiva, intelligenza sociale, intelligenza matematica, intelligenza critica, intelligenza di sciame e via dicendo. Ma…  Per esempio una di queste sostiene che il comportamento intelligente coincide con la capacità di risolvere problemi (vedi definizione di Wikipedia qualche riga più in basso); così, sulla base di esperimenti di laboratorio, si può sostenere, per esempio, che certi insetti sono intelligenti visto che risolvono i problemi che sono posti loro dai ricercatori. Eppure Jean Henry Fabre, autore dei monumentali “Souvenirs Entomologiques” stampati, in 10 volumi, tra il 1879 e il 1907, famosissimo entomologo francese di oltre un secolo fa, basandosi sulla osservazione diretta della natura e del comportamento degli insetti, arrivò a concludere che le creature che osservava erano tutte inesorabilmente stupide.

Non sappiamo bene cos’è l’intelligenza, però stiamo lavorando a costruirne una “artificiale”, evidentemente basata, concettualmente, sul niente perché ci manca il concetto-base.

Insomma non sappiamo bene cos’è l’intelligenza, però stiamo lavorando a costruirne una “artificiale”, evidentemente basata, concettualmente, sul niente perché ci manca il concetto-base. Oppure basata su un concetto di intelligenza che è rimasto implicito. Prendiamo per buona la definizione che ci dà Wikipedia.

«L’intelligenza è un complesso di facoltà psichiche e mentali che, mediante processi cognitivi, consentono di percepire o capire le cose e i significati attraverso l’elaborazione delle informazioni e di organizzare conseguentemente il proprio comportamento sia attraverso le idee che l’attività pratica per risolvere un problema e raggiungere un obiettivo. Presente negli organismi viventi, più o meno complessi, è stata definita in molti modi: capacità di astrazione, logica, comprensione, autoconsapevolezza, apprendimento, conoscenza emotiva, ragionamento, pianificazione, creatività, pensiero critico e risoluzione dei problemi. Più in generale, l’intelligenza può essere descritta come la capacità di percepire o dedurre informazioni e di conservarle come conoscenza da applicare a comportamenti adattivi all’interno di un ambiente o di un contesto».

Al momento l’Intelligenza artificiale è in grado di raccogliere “informazioni” relative a un argomento, ma non è in grado di usare criteri per discriminarle, per valutarne l’attendibilità, per inserirle in un contesto più ampio (concetti fondamentali abbastanza sottaciuti nella definizione che abbiamo appena preso da Wikipedia).

La logica degli algoritmi

Gli algoritmi, benché sempre più complessi, con una velocità di aggiornamento ed evoluzione impressionante (esponenziale), con nomi altisonanti come Transformer, nel caso di OpenAI, sono sempre gli stessi. Backpropagation, Feed-forward, Recurring, Convolutional. Anche le reti neurali convoluzionali che utilizzano dati tridimensionali per attività di classificazione delle immagini e riconoscimento degli oggetti. O una rete neurale feed–forward (“rete neurale con flusso in avanti”), che è una rete neurale artificiale dove le connessioni tra i nodi non formano cicli, differenziandosi dalle reti neurali ricorrenti. Questo tipo di rete neurale fu la prima e più semplice tra quelle messe a punto. In questa rete neurale le informazioni si muovono solo in una direzione, avanti, rispetto a nodi d’ingresso, attraverso nodi nascosti (se esistenti) fino ai nodi d’uscita. Nella rete non ci sono cicli. O nell’apprendimento automatico, la backpropagation, che è un metodo di stima del gradiente comunemente utilizzato per addestrare una rete neurale a calcolare gli aggiornamenti dei suoi parametri.

Tutte le funzionalità dell’IA si basano su di una prospettiva prettamente logica quindi, per certi versi, proprio l’opposto di un pensiero umano.

Resta il fatto che tutti questi servizi e funzionalità si basano su di una prospettiva prettamente logica quindi, per certi versi, proprio l’opposto di un pensiero umano che è influenzato continuamente sia dalla relazione del suo corpo nell’ambiente, sia dalle condizioni dell’ambiente stesso. Per non parlare poi delle emozioni che influenzano continuamente i processi mentali naturali.

Dalla logica all’intuizione

Il vantaggio competitivo dell’intelligenza umana è la capacità di cogliere il “senso”, di saper cambiare il punto di vista, qualcosa totalmente al di fuori della portata dell’Intelligenza artificiale. Nella computazione due più due farà sempre quattro. Nella vita reale e sociale non è così. Perché gli esseri umani hanno qualcosa che ChatGPT non può provare: la consapevolezza, le emozioni, l’intuizione, la creatività. Un regista può fare un film che emoziona, anche se lui non si emoziona. Lo stesso vale per un computer che può suscitare emozione, ma non si può emozionare.

L’interpretazione è un processo totalmente diverso dalla elaborazione di informazioni. Non entra in gioco solo il “cervello”; le emozioni coinvolgono tutto il corpo, e ChatGPT non ce l’ha.

Così come non ha l’esperienza di vita, intessuta di emozioni, delusioni, successi, fallimenti, sentimenti. ChatGPT non ha consapevolezza, non sa discriminare, non sa valutare, non sa scegliere le informazioni rilevanti da quelle secondarie. ChatGPT, in poche parole, non “sa” niente della vita reale. Sa confrontare stringhe di testo applicando ad esse le probabilità prefissate che a una parola ne segua un’altra. Siamo, secondo Bender (2021), di fronte a un “pappagallo stocastico”, una macchina che ripete parole o concetti scegliendo sulla base di statistiche memorizzate. Sono algoritmi, il che significa meccanismi: niente sfumature, niente ambivalenze, niente emozioni. Il mondo degli esseri umani non funziona così. Per fortuna e, talvolta, purtroppo.

La natura computazionale dell’Intelligenza artificiale ne consente un costante veloce incremento di apprendimento ma non gli consente di acquisire consapevolezza e di provare emozioni. Non riuscirà mai a inserire nelle soluzioni che proporrà l’hybris di chi si esalta per il proprio potere, di chi in ogni discorso dichiara di essere fiero ed orgoglioso di ciò che ha fatto, l’arroganza individuale che troviamo alla base di molte decisioni, la paura di non perseguire il proprio interesse personale. Non potrà mai essere un vero clone degli esseri umani per il semplice motivo che gli esseri umani “funzionano” in modo diverso. Sono ambiziosi, egotici, narcisisti, autoreferenziali, ma anche compassionevoli e amorevoli. Ciò non ne ridurrà la pervasività, l’impatto sociale.

Il pensiero umano è complesso, più di quello che possiamo trovare negli altri esseri viventi o nelle macchine che abbiamo costruito. La specie umana è diventata la più forte e potente sul pianeta Terra per la sua capacità di utilizzare al meglio le risorse disponibili. L’Intelligenza artificiale non è che un altro strumento che l’uomo ha realizzato per fare cose delle quali avevamo bisogno. Non siamo di fronte ad una competizione su chi ce l’ha più lungo. I computer svolgono operazioni logiche in modo più veloce e preciso rispetto ad un umano, e sono molto più limitati per tante altre funzioni.

Intelligenza artificiale e disuguaglianze

L’indice di preparazione all’Intelligenza artificiale elabora diversi fattori tra cui: l’innovazione tecnologica, la presenza di infrastrutture digitali avanzate, la formazione di una forza lavoro competente nell’ambito digitale.

Per le economie emergenti lo sviluppo infrastrutturale e la formazione di una forza lavoro digitalmente evoluta sono fondamentali. Nelle economie occidentali sono indispensabili politiche e misure per tutelare l’occupazione che l’impatto dell’automazione e dell’Intelligenza artificiale aggredisce: un sostegno economico adeguato; reti di sicurezza sociale efficaci, programmi di riqualificazione professionale e aziende dialoganti con il proprio personale, cioè capaci di comunicare.

Incremento delle disuguaglianze tra i Paesi, incremento delle disuguaglianze tra i redditi dei lavoratori.

L’Intelligenza artificiale non colpirà, come l’automazione, principalmente lavoratori a basso e medio reddito, ma la sostituzione colpirà anche i lavoratori ad alto reddito. Peraltro alcune simulazioni prevedono che per alcuni lavoratori ad alto salario ci si può attendere un aumento più che proporzionale del loro reddito da lavoro. I lavoratori con un’elevata formazione sono, infatti, più idonei a passare da lavori a rischio di sostituzione a lavori ad elevata complementarità, in ruoli in cui l’Intelligenza artificiale e gli esseri umani collaborano in sinergia, sfruttando le rispettive competenze per migliorare l’efficacia complessiva. Anello debole di questo riposizionamento saranno i lavoratori anziani (in Italia l’età media degli occupati è di 48 anni). Incremento delle disuguaglianze tra i Paesi, dunque, incremento delle disuguaglianze tra i redditi dei lavoratori. Prospettive che si rivolgono alla politica per ricomporre un equilibrio (ma le probabilità che la politica, che si è ormai trasformata nei paesi occidentali in plutocrazia, deluderà sono rilevanti).

La seconda presidenza di Donald Trump non è la causa, ma il sintomo, che sta volgendo al termine l’ordine democratico liberale instaurato dopo la seconda guerra mondiale.

La plutocrazia (dal greco πλουτοκρατία, plutocratìa; composto di πλοῦτος, plùtos, “ricchezza” e κρατείν, krateìn, “potere”) è, secondo la Treccani, il predominio nella vita pubblica di individui o gruppi finanziari che, grazie alla disponibilità di enormi capitali, sono in grado d’influenzare in maniera determinante gli indirizzi politici dei rispettivi governi.

Una definizione che richiama alla memoria una fotografia (vera) scattata al giuramento per la seconda presidenza di Donald Trump, dove nei posti d’onore, in prima fila, sedevano: il proprietario di Tesla, SpaceX ed X Elon Musk, il Ceo di Meta Mark Zuckerberg, il Ceo di Alphabet Sundar Pichai, il fondatore di Amazon Jeff Bezos, Shou Zi Chew di TikTok, Sam Altman di OpenAI, Tim Cook di Apple e Dara Khosrowshahi di Uber.

Questo richiamo alla plutocrazia ci fa alzare la testa e inquadrare il tema da un punto di vista più ampio. La seconda presidenza di Donald Trump non è la causa, ma il sintomo, che sta volgendo al termine l’ordine democratico liberale instaurato dopo la seconda guerra mondiale. La democrazia liberale ha assolto il suo compito e non è più capace di affrontare le sfide del terzo millennio, è stata fagocitata dall’ideologia neo liberista. Gli americani che hanno votato Trump, ipnotizzati dall’illusione M.a.g.a. (Make American Great Again) non lo hanno capito, ma le ricche dinastie statunitensi hanno attivamente operato, in primis tramite le ricchissime fondazioni conservatrici, perché ciò accadesse.

Le disuguaglianze crescono a ritmo impressionante. Siamo al limite del feedback loop, di un tasso di crescita delle disuguaglianze esponenziale.

Una nuova logica sta rimodellando l’economia statunitense. L’automazione e l’Intelligenza artificiale stanno riducendo la domanda di manodopera straniera. La produzione additiva, o stampa 3D, e la logistica intelligente stanno comprimendo le catene di approvvigionamento e consentendo il reshoring (il ritorno in patria). L’Intelligenza artificiale sta sostituendo i call center stranieri. Con fabbriche sempre più automatizzate, energia a basso costo e il più grande mercato di consumo al mondo, le aziende statunitensi stanno tornando in patria, non solo per sicurezza, ma perché è una scelta sensata dal punto di vista economico. La dipendenza degli Stati Uniti dall’economia globale non svanirà, ma sta diventando più limitata, più selettiva e più facile da recidere quando arriverà la prossima crisi globale. Un’economia-fortezza si sta affermando per adattarsi a un esercito-fortezza.

E le disuguaglianze crescono a ritmo impressionante. Siamo al limite del feedback loop, di un tasso di crescita delle disuguaglianze esponenziale: la disuguaglianza che genera ulteriore disuguaglianza.

E’ giunta l’ora di avviare discorsi “prematuri”

La vera sfida è fare sempre discorsi “prematuri”, perché altrimenti siamo in ritardo. Dobbiamo immaginarci, prepararci e costruire una nuova economia, delle nuove leggi, una nuova formazione scolastica. Oggi non siamo neanche vicini ad essere pronti. E siccome siamo vicini ad accelerazioni tecnologiche esponenziali dobbiamo pensarci adesso, altro che confidare che il futuro dell’umanità sarà garantito da programmi di riarmo massiccio.

La vera sfida è fare sempre discorsi “prematuri”, perché altrimenti siamo in ritardo. Dobbiamo immaginarci, prepararci e costruire una nuova economia, delle nuove leggi, una nuova formazione scolastica.

La sfida dell’Intelligenza artificiale ci impone di rendere il valore morale della centralità della persona qualcosa di comprensibile da una macchina. Per farlo serve un linguaggio universale: un’algoritmo che ricorda costantemente che la macchina è al servizio dell’uomo e non viceversa. Come abbiamo già evidenziato gli sviluppi dell’Intelligenza artificiale sono velocissimi e le macchine impareranno a memorizzare dati e concetti ed elaborare le informazioni in maniera esponenziale.

La nostra comprensione di ciò che è giusto e vero riuscirà ad andare di pari passo e contrastare il sistema di pensiero degli algoritmi?

Per ascoltare il Podcast di Caos Management clicca qui.

Il podcast che potete ascoltare, è elaborato dalla IA Notebook LM, costruito a partire dalla scrittura originale del suo autore umano. Lo consideriamo un complemento, non è una replica, è un’interpretazione!

Fonti

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