Numero 38 Registrazione al tribunale di Roma N° 3/2004 del 14/01/2004

Ciò che non appare ma è

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di Alfonso Palumbo

 

 

Per alcuni equivale a una metafora, per altri potrebbe essere una sorta di proiezione inconscia. Di sicuro non è sinonimo di casualità, di disordine, di caos scriteriato. Anzi, è proprio l’opposto: è organizzazione di spazi e ruoli.

Questo è il “suk”, con le sue genti e i suoi ritmi spesso scenografia di film e di storie e forse proprio questo ne ha creata un’immagine poco aderente alla realtà. Visitarne uno equivale a rendersi conto dei veri meccanismi che lo animano. Il fraintendimento circa il suk - come su tante altre cose - é ttdovuto alla genericità del linguaggio che porta spesso a dare dei giudizi di valore inesatti. Giusto perché generico, produce equivoci perfino sui concetti più strutturati. Il suk, appunto, è uno di questi e mi fa pensare alle parole di Bertrand Russell, autocandidatosi a diventare un profeta del caos: “Il fatto che un’opinione sia ampiamente condivisa non è per nulla una prova che essa non sia completamente assurda”.

Mi piace parlare di questa proiezione della cultura araba perché la considero un esempio calzante, che esprime tutta la differenza fra ciò che appare ma poi non è.

ttSiamo noi Italiani, invece, a poter vantare dei luoghi nei quali si determina il conflitto fra <ciò che non appare ma è> e <ciò che appare e che è>.

Nel nostro Paese l’esperienza ci permette di entrare in contatto con strutture - le cancellerie e i tribunali, ad esempio - che svolgono una funzione specifica. Procedure, rituali, forme ad hoc: tutto organizzato per garantire alla giustizia il proprio corso e il soddisfacimento degli interessi delle parti. In teoria. Perché in pratica sappiamo bene dei ritardi, della confusione, della incertezza delle pena, delle carenze di organico, ecc. Dunque una cesura notevole fra la dichiarazione di intenti della struttura e la sua capacità di produrre efficienza ed efficacia. Un caos, pertanto, che non appare ma è.

Per smentire Nanni Moretti che parla di “Caos calmo”, ecco la seconda parte dell’assunto, quello che dimostra il conflitto fra <ciò che appare e che è>. Prendiamo la politica. Qui il caos è sovrano: gente che cambia schieramento; che viene eletta dalla parte avversa; che smentisce ciò che afferma; che si definisce come arte del possibile. In tempi di crisi economica, opera in modo contraddittorio decidendo di aiutare le banche con iniezioni di denaro virtuale, con la speranza che l’intervento serva a far ripartire il ciclo virtuoso. Peccato però che si fosse agito così anche in passato, ben prima del collasso. Gli Stati Uniti che sembrano avere la ricetta magica – stampare dollari – potrebbero aver trovata una soluzione che nel lungo periodo sarà peggiore del male: Dollaro svalutato, crollo del mercato, Euro a livelli stellari (appunto, cose già viste).

Ma visto che ci siamo, è utile parlare un po’ di noi Italiani e del nostro senso di doppiezza che ci spinge verso determinati atteggiamenti. Un popolo diviso e unito; nordico e meridionale; agricolo e industriale; credente e laico. Un caos di gruppi e di istanze che sembra opporsi all’ordine dei singoli: non per nulla il debito privato è inferiore a quello pubblico. Tuttavia, la costruzione del teorema non è perfetta perché il dubbio è in agguato. Con una punta di sana inquietudine dovremmo chiederci infatti se il caos esterno e generalizzato degli strati superiori della nostra società non sia frutto di un caos interiore che, se non visibile, è quanto meno strisciante.
E, ovviamente, contraddittorio.

 


Alfonso Palumbo: Giornalista free-lance che si occupa di cronaca e politica. Al momento svolge mansioni di Direttore responsabile per conto di un mensile, family-oriented. Vive a Roma dal 2001 ed é un appassionato di teatro e letteratura. Per diletto scrive sceneggiature e soggetti teatrali; inoltre ha pubblicato due libri di narrativa, il terzo spera esca tra poco. E’ un curioso e gli piace credere che <I giornalisti liberi siano una garanzia di verità>. E’ uscito in questi giorni “I quattro re”, AndreaOppure Editore, Roma, pg. 86 (narrativa).