L’incontro con le sorelle Lampis: come “intraprendere” e fare microimpresa seguendo le orme paterne.   

Come ho già scritto in alcuni numeri precedenti della rivista (ved. 116117, 118 e 121) quando viaggio non mi limito alle scoperte “turistiche” delle zone che visito, ma sono estremamente curiosa di conoscere il tessuto – umano e sociale – che lì vive, lavora, sviluppa le proprie esistenze. Ed è in Sardegna, in particolare in Costa Verde, la zona forse più selvaggia e “appartata” di questa splendida regione, che continuo ad avere il piacere di incontrare e frequentare tante persone diverse, con una grande voglia di fare. Questo approccio mi ha portato, anche nell’ultima visita dello scorso giugno, all’incontro con tre donne “toste”, delle quali mi è venuta voglia di raccontare la storia. Eccola.

 

Sardegna: una terra di cui si conosce sempre troppo poco

Come tutti noi sappiamo, la Sardegna è la regione italiana nota prevalentemente per i suoi 2000 km. di meravigliose coste. Si tratta della seconda più grande isola del Mar Mediterraneo, dopo la Sicilia, e dal 1948 è regione autonoma a statuto speciale. Una realtà ricca di storia antica e di tradizioni ancora oggi mantenute attivamente vive, ma che risente non poco di uno sviluppo economico piuttosto limitato. E’ una regione che, sotto il profilo demografico viene studiata per la longevità di molti suoi abitanti, ma da alcuni dati Eures (il portale europeo della mobilità professionale) emergono alcune differenze nelle diverse aree geografiche: risultano come “più giovani” le zone di Olbia-Tempio Pausania, Ogliastra e Nuoro, seguite da Sassari e Cagliari, mentre i territori dove si registra la maggiore presenza di anziani sono quelli di Oristano e Carbonia-Iglesias.

Come ricordato nella quinta edizione di “Sardegna in cifre”, del 2018, pubblicazione a cura della Regione (fonte www.sardegnastatistiche.it), la Legge Regionale 4 febbraio 2016 n. 2 e la successiva Delibera della Giunta regionale n. 23/5 del 20 aprile 2016 hanno modificato l’assetto degli enti territoriali regionali, istituendo la provincia del Sud Sardegna (costituita da 107 comuni) e la Città metropolitana di Cagliari, modificando i confini delle province di Sassari, Nuoro e Oristano e abolendo le province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell’Ogliastra e di OlbiaTempio. La Città metropolitana di Cagliari e la Provincia del Sud Sardegna sono divenute pienamente operative dal 1° gennaio 2017 e dunque anche i dati e gli indicatori statistici tengono conto  del nuovo assetto degli enti territoriali della Sardegna. 

Perché ricordo questo fatto amministrativo?? Perché il paese dove abitano e operano le tre imprenditrici di cui presento la storia, Arbus, si trova proprio nella provincia del Sud Sardegna, che ha risentito notevolmente dei recenti cambiamenti. Secondo i dati Istat sono 103.802 le imprese della provincia del Sud Sardegna, pari al 16% del totale regionale, con un  38% di addetti  donne. Da notare che la definizione di addetti include tutte le persone occupate nell’impresa come lavoratori indipendenti o dipendenti (a tempo pieno, a tempo parziale o con contratto di formazione e lavoro), e, naturalmente anche il/i titolare/i dell’impresa partecipante/i direttamente alla gestione.

 

Le sorelle Lampis: una garanzia di qualità e di simpatia

Incontrare le sorelle Lampis nel corso di questo ultimo viaggio in Sardegna è stata per me una delle scoperte più simpatiche, perché la facilità di dialogo è stata davvero immediata, ed è attraverso una lunga chiacchierata che sono venuta a conoscenza della loro storia, di cui in questo articolo si fa portavoce Stefania. 

E’ proprio a lei che dopo aver conseguito (insieme alla sua gemella Lorena) il diploma di Operatore Commerciale presso l’Istituto professionale di Arbus, il padre chiese di collaborare nell’azienda di famiglia, un rinomato negozio di macelleria attivo fin dal 1950, assumendola con la qualifica di aiuto banconiera. L’altra sorella, Sabrina, ha invece conseguito il diploma magistrale. Sottolinea Stefania “Prima di rilevare l’azienda a mio nome, ho lavorato accanto a mio padre e a mia zia per quindici anni e quindi ho acquisito la mia esperienza pian piano, seguendo con attenzione, passione e dedizione quello che mio padre e mia zia mi insegnavano”.

Prima di intraprendere il lavoro di aiuto banconiera di macelleria, l’aspirazione più grande di Stefania era quello di entrare a far parte delle forze dell’ordine, dimostrando, dunque, una forte personalità. Ma suo padre la convinse a collaborare con lui, per contribuire all’investimento che intendeva fare per realizzare un esercizio più grande rispetto al locale di venti metri quadri allora esistente: ed è qui che il percorso cambia sostanzialmente, ma prende anche una direzione che oggi permette a queste tre donne di essere indipendenti nel proprio lavoro, con risultati ottimi anche dal punto di vista dell’aumento del fatturato e delle vendite.

 

La via del lavoro microimprenditoriale “fuori dagli schemi”

Due anni fa, il giudice che tutela la proprietaria dello stabile dove la macelleria è collocata, decise di mettere in vendita il locale commerciale. Quindi le tre sorelle Lampis si trovarono “costrette” ad acquistare, ma è da quel momento che nacque l’esigenza di avviare un percorso da imprenditrici che le porterà a confrontarsi con un’istituzione bancaria che credesse nel loro progetto per realizzare una macelleria “fuori dagli schemi”. 

Ricorda Stefania: “A quel punto ci siamo affidate subito ad un grosso centro di arredi, che grazie a un team specializzato, ha disegnato e realizzato un negozio che rispondeva alle nostre esigenze, ma con grande attenzione anche all’innovazione tecnologica, inserendo una postazione-forno che ha permesso di incrementare l’offerta nell’ambito gastronomia. Abbiamo così dato seguito a quello che nostro nonno, e poi successivamente mio padre e mia zia, avevano costruito in più di sessant’anni”. E in effetti, posso testimoniare che anche dal punto di vista logistico, l’ambiente è molto razionale, gradevole, accogliente, rispecchiando probabilmente quel “tocco femminile” che ha portato, per esempio, ad estrarre la pietra e a metterla in vista, sia all’esterno sia all’interno del locale. 

In tutto questo percorso il modello paterno ha sempre contato moltissimo. “Mio padre ha sempre cercato di insegnarci e tramandarci i valori più importanti, non solo a livello personale, ma anche lavorativo, quali il rispetto, la lealtà sia con i collaboratori che con i clienti e, soprattutto, ci ha insegnato a tirar fuori la grinta necessaria nel momento in cui qualcuno tenta di ‘abbindolarci’ solo perché siamo donne”, dichiara simpaticamente Stefania. 

La clientela dimostra ogni giorno il proprio affetto e rispetto per queste tre imprenditrici, perché c’è la consapevolezza che lavorano con spirito di sacrificio, offrendo sempre prodotti freschi e di qualità. Sostiene Stefania: “Siamo molto fortunate perché, pur essendo piccole imprenditrici, riusciamo a far fronte a eventuali difficoltà, proprio grazie alla fedeltà dei nostri clienti, per i quali continuiamo a  migliorare il servizio complessivo”. 

 

 

Un’organizzazione del lavoro precisa e puntuale e tanta dedizione

I ritmi del lavoro non sono leggeri, Stefania si occupa direttamente sia degli aspetti gestionali e amministrativi sia dell’organizzazione del lavoro dell’azienda, degli ordini e di tutti gli aspetti operativi. Alle 5.30 del mattino Stefania è già sul luogo di lavoro per sezionare i quarti di bovino, suino, equino ecc. e alle 8.00 tutto deve essere pronto per accogliere la clientela. In questi anni Stefania, Lorena e Sabrina hanno capito e imparato che portare avanti un’iniziativa autonoma  significa avere passione, costanza, dedizione, senso del dovere e, aggiungo io, coraggio. Solo con queste qualità un microimprenditore locale sarà ripagato per tutti i sacrifici che ogni giorno deve affrontare, molte volte trascurando la famiglia.

Il rammarico forse più sentito, però, è quello relativo alla mancanza di adeguati corsi di formazione che servirebbero a migliorare la propria professionalità, e questo è senz’altro legato al fatto che Arbus si trova in una zona un po’ “appartata”, anche se paesaggisticamente molto affascinante.

Conclude Stefania: “Purtroppo a gennaio di quest’anno è venuto a mancare la nostra colonna portante, nostro padre, ma la sua più grande soddisfazione è stata quella di vedere realizzato il nostro progetto. Sappiamo, e ne siamo certe, che è fiero  di quello che abbiamo fatto e che stiamo costruendo grazie ai suoi insegnamenti e consigli. Ce la metteremo tutta!”

Ne siamo sicuri.