Portare anche a valle i saperi della montagna: questo l’intento di Carlo Mazzoleni, giovane imprenditore che avevamo lasciato, esattamente sette anni fa all’inizio del suo percorso di gestione di un rifugio a 1848 mt. di altezza.

 

Premessa

Trasformare una passione in un’opportunità imprenditoriale” (https://www.caosmanagement.it/2015/03/26/trasformare-una-passione-in-un-opportunita-imprenditoriale/).

 

Era questo il titolo dell’articolo con il quale, nel 2015, presentavo la storia di Carlo Mazzoleni, micro-imprenditore valtellinese di 24 anni che, con una laurea in Storia conseguita all’Università di Bologna con una tesi sulla storia della montagna, aveva deciso di trasformare la sua passione in uno sbocco professionale, unendo la possibilità di svolgere un lavoro che gli piaceva con l’impegno nello sviluppo di un’area – quella della Valtellina di Morbegno (provincia di Sondrio) – che fino a qualche tempo fa ancora soffriva di un po’ di isolamento.

 

Da dove siamo partiti

Vale la pena ricordare che alla base di quella scelta (gestire un rifugio a 1848 metri di altezza in Valgerola, in località Pescegallo, in provincia di Sondrio, da tenere aperto tutto l’anno), c’era la necessità d’indagare nella storia recente della montagna, dove si possono manifestare tutte le dinamiche – politiche, culturali, economiche, sociali – che animano, in modo più profondo, gli ambienti cittadini. “Il tutto”, ricordiamo le parole di Carlo di allora, “ anche con l’obiettivo di ridare dignità completa alla figura del ‘montanaro’, inteso come l’abitante delle valli, che ha sempre faticato ad emergere come figura autonoma, capace di comprendere appieno le esigenze di chi a lui si appoggia per la realizzazione delle proprie aspirazioni alpinistiche.”

Grazie a un intenso lavoro messo in campo da Carlo insieme a un team di giovani molto motivati che hanno saputo fare squadra e networking imprenditoriale, nel periodo di sei anni è avvenuto un notevole cambiamento di rotta che ha portato, prima di tutto, alla desiderata rivalutazione del rapporto tra i “montanari”, appunto, e la clientela che frequenta quella valle ma anche, direi soprattutto, dell’intera filiera presente in quel territorio, che si trova nel cuore delle Alpi Orobie, a ridosso del confine con la provincia di Bergamo.

Il grande pregio di quel lavoro di rete, realizzato con caparbietà e serietà con gli operatori dei settori più diversi, è stato quello di essere supportato da notevoli conoscenze delle più moderne tecniche di marketing del territorio e dalla capacità di metterle in pratica, proponendo un utilizzo ampio e variegato della struttura. Altri valori aggiunti della gestione di Carlo è stata la sua profonda e diretta conoscenza della montagna e la decisione di divenire anche punto di Soccorso Alpino certificato. Tutto questo ha fatto si che potessero convivere serenamente esperienze escursionistiche e sci-alpinistiche con nuovi modi di concepire il lavoro (lo smartworking, oggi più che mai conosciuto, purtroppo, a causa della pandemia), già sperimentati allora: con una semplice rete wi-fi gratuita, infatti, venivano offerte giornate di telelavoro con pausa sci ad aziende del settore delle comunicazioni e della multimedialità, corsi di lingua inglese per bambini; pacchetti speciali per vacanze-studio di universitari e maturandi in fuga dalla città, iniziative in collaborazione con operatori del territorio, per attività sportive, gastronomiche e culturali nella stupenda cornice d’alta quota. Insomma, grazie a Carlo si è sviluppata in Valgerola, intorno al rifugio, una vera e propria comunità, non virtuale, che ha potuto fare esperienza del “montanaro 3.0”, in grado di integrare tipicità e territorialità con il sapiente uso dei mezzi tecnologici e dei social, e di un hashtag molto simpatico e ammiccante come #melascialloapescegallo.

Sono stati sei anni impegnativi, ma con una parabola assolutamente ascendente”, sostiene Carlo, “e ne sono molto soddisfatto. Purtroppo, al termine della prima scadenza contrattuale qualcosa doveva cambiare, ma non per mia volontà. Ho dovuto, purtroppo, constatare che a volte anche la vita in montagna si porta dentro dinamiche non del tutto trasparenti e di correttezza.”

 

Nel mentre, non solo la gestione del rifugio…

Ma nulla – o quasi – avviene per caso. Già da due anni, a partire dal 2020, a Carlo si sono prospettate nuove sperimentazioni. E’ stato per lui assolutamente naturale, dunque, farsi coinvolgere da Paolo Ciapparelli, suo mentore in quest’esperienza, nelle attività del Centro del Bitto Storico e del relativo Consorzio per la sua salvaguardia, situato a Gerola Alta (a 1000 mt., in Valgerola), dove viene raccolta la produzione di 16 alpeggiatori e dove è possibile stagionare le forme fino a dieci anni.


Come riportato nel sito ufficiale (https://www.formaggiobitto.com/it/la-casera), il progetto di valorizzazione dello storico formaggio era nato nel 2002, quando gli allora 16 alpeggiatori, rappresentati da Paolo Ciapparelli, si unirono nell’Associazione Valli del Bitto e si dotarono di un disciplinare fedele al metodo storico. L’Associazione si pose da subito l’obiettivo di salvaguardare una serie di pratiche tradizionali che esaltavano la qualità del prodotto, oltre che svolgere un ruolo basilare nella conservazione dell’ambiente e della biodiversità alpina. L’Associazione, ottenne nel 2003 il riconoscimento di Presidio Slow Food e da qui nacque l’idea di investire risorse per la realizzazione di una Casera di stagionatura a Gerola Alta, dove i produttori potessero conferire il formaggio prodotto secondo il metodo storico, al momento della discesa dagli alpeggi.
Il Consorzio Salvaguardia Bitto Storico, che ha sostituito l’Associazione produttori, è sostenuto dalla società Valli del Bitto S.p.A. società benefit (di cui anche Carlo è diventato, nel frattempo, socio e membro del consiglio direttivo), che gestisce la Casera, garantisce l’acquisto delle forme ad un prezzo etico, commercializza e promuove questa eccellenza a livello nazionale ed internazionale. La salvaguardia di questo prodotto portata avanti negli anni ha potuto contare sulla passione e sull’impegno economico di imprenditori locali e appassionati senza i quali non sarebbe stato possibile realizzare questo percorso. L’obiettivo non era solamente mantenere in vita lo storico formaggio delle Valli del Bitto e il suo ambiente di produzione, ma anche la volontà di creare un ripopolamento dei paesi di montagna e nuovi posti di lavoro, perché per creare economia in questi territori montani è fondamentale riscoprire e valorizzare la propria storia e le proprie tradizioni. Molto importante, quindi, in questo senso, il fatto che per dare adeguato respiro a tutte le iniziative e permettere i necessari investimenti sia stato sviluppato un’azionariato diffuso e popolare, che si è rivelato un grande successo, portando a 300 gli attuali soci. E anche la scelta di costruire il centro di stagionatura proprio a Gerola Alta, si è confermato un successo come piano di valorizzazione del nucleo storico degli alpeggi delle valli del Bitto, il torrente da cui il celebre formaggio prende il nome.

A che punto siamo, oggi e quali nuovi progetti

Gli obiettivi e il percorso intrapreso dalla Valli del Bitto S.p.A. società benefit ben si armonizzavano, e si armonizzano a maggior ragione oggi, con i presupposti da cui Carlo era partito con la sua prima esperienza di gestione del rifugio. Infatti, l’evoluzione “naturale” per Carlo Mazzoleni è stata quella di sperimentare, a distanza di sette anni, una nuova strada coerente con quella già percorsa, facendo tesoro del patrimonio di conoscenze acquisite e, fatto fondamentale, della riconosciuta autorevolezza personale.

Per chiudere, quindi, questo primo cerchio, a ottobre 2021, in occasione del suo trentunesimo compleanno, Carlo ha inaugurato la nuova gestione del Caffè Folcher, locale – non a caso storico – in pieno centro di Morbegno (città dove lui stesso è nato e centro vitale di quell’area), nel quale a brevissimo verrà anche inaugurata la sede cittadina dello Storico Ribelle Presidio Slow Food, per dargli uno spazio adeguato a valle, in città.  

Vediamo com’è nata questa felice combinazione di opportunità. Il Palazzo Folcher, edificato tra il il 1500 e il 1600, ristrutturato nella sua configurazione attuale a metà del ‘700, è stato sottoposto per alcuni anni a una serie di restauri, sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, e già qualche tempo fa il proprietario, lui stesso socio della società dello Sorico Ribelle, aveva messo a disposizione alcuni spazi per le attività del Presidio Slow Food: un’ampia sala con affreschi, al piano terra, collegata con un bellissimo giardino affacciato sul torrente Bitto, e con accesso diretto dalla strada nella corte principale, più i due piani di cantine sottostanti in pietra natirale, che si sviluppano su una superficie di 200mq in spazi a volte. Nel 2021, lo stesso proprietario ha messo in offerta anche la gestione del Caffè Folcher (al quale, peraltro, non manca una specifica storia, essendo il caffè dov’era collocata la pasticceria di Ermete Galbusera, padre dei fondatori dell’azienda Galbusera). Ed è proprio questo il passaggio nuovo per Carlo, la responsabilità della gestione di entrambe le strutture, il presidio dello Storico Ribelle e il Caffè Folcher.

La proposta era di fatto irrinunciabile, perché questa nuova situazione che si è venuta a creare permetterà di valorizzare l’intero territorio, spostando nel centro della città di Morbegno, in un contesto più prestigioso ed economicamente meno oneroso, quello che già è stato fatto a Gerola, con il grande vantaggio di poter raggiungere un pubblico non più di nicchia, ma sempre più vasto a livello regionale, nazionale e internazionale. Chiarisce ancora Carlo “Nelle due attività potrò mettere a frutto l’esperienza acquisita negli ultimi anni con lo Storico Ribelle anche nelle attività di marketing e promozione, di presenza a manifestazioni fieristiche e di relazioni significative come quelle con lo chef Alessandro Negrini e l’attore americano Stanley Tucci”.

Le sinergie tra le due strutture per la creazione di momenti di studio, condivisione, degustazione, apprezzamento, ma anche divertimento, saranno il punto di forza – e di differenziazione d’offerta – sulle quali Carlo farà leva e sulle quali si stanno concentrando investimenti in personale, conoscenze, formazione ed energie creative.

In effetti, come ricordato sempre sul sito della società Valli del Bitto, “(…) il punto vendita del presidio sarà improntato ad un commercio etico con lo spirito di educare il consumatore sull’importanza di aiutare prodotti che puntano sulla difesa ambientale e convincerlo che il prezzo del prodotto è necessario per salvaguardare e dare una possibilità futura ai giovani che vorranno investire sul proprio territorio. La filosofia dello ‘Storico Ribelle’, che si è meritato a costo zero per la collettività, un consenso internazionale ispirerà tutta la gestione ricordando che la credibilità è la base per ottenere successo, ma un formaggio non può scendere a compromessi sull’integrità di lavorazione (…). Non sarà un normale punto vendita e lo scontrino commerciale concluderà una traslazione culturale e ambientale che farà parte del prezzo. La degustazione in un contesto storico affiancato alla vendita farà capire quanto sia importante il fattore emozionale nella comprensione della qualità del cibo.”

La primavera con le sue usuali promesse di rinascita è ormai alle porte, qualcosa rispetto a una maggiore libertà di movimento per tutti sta cambiando davvero, a noi non rimane che apprezzare ancora una volta lo spirito d’iniziativa, il coraggio e la positività di Carlo, augurandogli una nuova, fruttuosa “raccolta”, in attesa di conoscere anche il nuovo #hashtag.