Tenni una conferenza a un folto gruppo di medici e dopo che fu terminata uno dei medici disse:
«La sua conferenza mi è piaciuta, e ho seguito i suoi disegni alla lavagna, le sue parole, le sue spiegazioni. Però c’è una cosa che non capisco. Perché non ha usato la bacchetta che sta lì nell’angolo? Perché porta in giro con sé il bastone che usa come bacchetta?».
«Porto con me il bastone perché zoppico», risposi. «Va anche bene come bacchetta».
«Ma lei non zoppica», disse lui.
E appresi che molti altri del pubblico non avevano notato che io zoppicavo. Avevano pensato che mi portassi appresso un bastone e lo utilizzassi come bacchetta solo per una mia mania.
Sono entrato in molte case, e i bambini mi dicevano subito:
«Che cosa hai alla gamba?».
Perché lo notano. La mente d’un bambino è molto aperta; mentre gli adulti tendono a limitarsi. Qualsiasi prestigiatore vi dice: «Non fate venire i bambini troppo vicino, o scopriranno il trucco».La mente degli adulti è chiusa. Credono di osservare ogni cosa, e invece non stanno osservando. Hanno un modo abituale di guardare le cose.
*** Milton H. ERIKSON, 1901-1980, psichiatra e psicoterapeuta statunitense, “Perché porta quel bastone?“, da Milton H.
Erikson, La mia voce ti accompagnerà. I racconti didattici di Milton H. Erickson, a cura di Sidney Rosen, 1982, Astrolabio, 1983, p. 142, traduzione di Salvatore Maddaloni. Anche in ‘narratur-in1pagina.
Milton H. Erikson, riconosciuto come uno dei più importanti psicoterapeuti e ipnoterapeuti del Novecento, ha dato un apporto teorico e tecnico originale e innovativo alla terapia, sia concependo l’inconscio come gravido di risorse fondamentali per la guarigione (segnando così un distacco dalla concezione freudiana dell’inconscio quale serbatoio di conflitti rimossi), sia nell’uso innovativo di comunicazioni e compiti per il paziente. Da lui prende il nome la psicoterapia ericksoniana.

BAMBINI, ADULTI, POLITICA (mf)
Concordo al 200% con Milton H. Erikson in questo inno ai bambini e alla loro capacità di ‘vedere’: noi adulti, se ‘guardiamo’ (ma talvolta neppure ‘guardiamo’ perché, da saputelli, pensiamo di ‘avere già visto’), ancora fatichiamo a comprendere la differenza fondamentale tra ‘guardare’ e ‘vedere’.
Mi è capitato, anni fa, di scrivere: «Il problema di noi adulti è che abbiamo dimenticato di essere bambini. E sappiamo essere soltanto (banalmente e semplicemente) adulti». Un’altra volta ho rincarato la dose in una slide rivolta a manager: «Il bambino nasce motivato e curioso. Poi diventa adulto.»
Tuttavia, per non apparire faziosamente unilaterale, devo aggiungere anche che, a proposito di tutt’altro tema (però sempre quanto mai all’ordine del giorno), mi è accaduto, almeno nell’intenzione, di rendere merito agli adulti. Ho scritto infatti: «Il consumatore è un bambino: usa e getta ciò che ha in mano. E pazienza se qualche volta in mano gli è capitata la democrazia. Essere cittadini è cosa da adulti.»
A ben rileggere oggi la frase, devo ammettere che l’intento fosse un altro. Perché la lode, se anche formalmente c’era, nella sostanza si rivoltava in un’accusa: i bambini venivano stigmatizzati proprio per meglio colpire, di fatto, chi, non più bambino, avrebbe dovuto saper distinguere tra il consumatore, più o meno infantile, di un gioco ‘usa-e-getta’ e il cittadino, maggiorenne, di una democrazia.
Sì, era una provocazione di diversi anni fa. Ai tempi in cui il politologo e sociologo britannico Colin Crouch introdusse il termine ‘post-democrazia’ (2003), segnalandolo come rischio assai possibile e imminente. Oggi, tra i tanti rischi che ci preoccupano per il futuro, almeno questo non ce l’abbiamo più.
Infatti, se ieri avevamo dei dubbi, oggi finalmente stiamo scoprendo sul campo cos’è ‘post-democrazia’: perché in Italia e all’estero, in molti paesi occidentali, ci siamo dentro fino al collo. Forse, nel nostro ben ‘s-governato’ Paese, non siamo ancora arrivati allo stadio della ‘democratura’, ma basta qualche passo e saremo in piena ‘democrazia autoritaria’. A quel punto, con la fantasia italica di cui tanto ci vantiamo e quasi a compensare la crescita costante degli ‘analfabeti funzionali’ (il 35% degli adulti tra i 16 e i 65anni non sa capire un testo di normale lettura, laureati compresi), avremo introdotto in italiano l’ennesimo ossimoro: scoprendo il paradosso di una ‘democrazia’ che, nei fatti, può essere ‘autoritaria’. E, se mai siamo stati ‘cittadini’, torneremo ‘bambini’: pienamente ‘sudditi’. Impotenti e etero diretti. Da un potere più o meno benevolo nella forma, ma dispotico e integralista nella sostanza, che si finge essere sempre al servizio degli interessi nostri e della rinata entità metafisica, osannata h24: la ‘nazione’.
Io, che pure da sempre sostengo che la realtà è ‘ossimorica’ (fatta più di ‘et-et’ che di ‘aut-aut’), almeno di questa innovazione, una ‘democrazia autoritaria’, farei a meno. Ma temo di essere una minoranza. Magari, come si dice tecnicamente, una ‘minoranza intensa’. Tuttavia, l’aggettivo non consola. Il mio sogno sarebbe quello di essere una maggioranza. Netta e indiscussa. Ma so che, almeno a giudicare dalle tendenze in corso, in Italia e altrove, che rendono incubo la realtà, mi devo accontentare del sogno.
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