Nell’epoca dell’infosfera, la sovrabbondanza informativa ha favorito la formazione di “echo chamber” tribali, in cui il demone della polarizzazione, in tutte le sue forme, si erge a tratto distintivo del nostro tempo e a motore primario della disinformazione. Questo caos sistemico origina da un fraintendimento fondamentale: le piattaforme social, per natura e architettura, non sono progettate per informare. Strumenti di intrattenimento basati su logiche commerciali, accelerano e frammentano la circolazione dei contenuti, generando un mare magnum in cui è sempre più difficile orientarsi.

Nel volume “Polarizzazioni. Informazioni, opinioni e altri demoni nell’infosfera”, Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini propongono un’analisi del rapporto sempre più controverso tra società e piattaforme digitali, un legame che sta ridefinendo radicalmente le modalità di confronto, informazione e dibattito pubblico, dalla scienza alla politica.

Il saggio si prefigge di illuminare queste dinamiche complesse nel tentativo di superare quelle semplificazioni polarizzanti che, pur facilitando una comprensione immediata, sacrificano elementi analitici cruciali.

Questo nuovo saggio si colloca in continuità con il precedente “Misinformation” (2016), nel quale gli autori avevano già offerto una prima, fondamentale analisi dei processi di formazione delle opinioni e del contagio sociale sulle principali piattaforme digitali.

Fondato sugli studi scientifici più aggiornati, il nuovo “Polarizzazioni” offre una visione innovativa e illuminante del nostro ecosistema digitale, giungendo però a conclusioni volutamente “sempre temporanee” su una realtà in perenne e rapida trasformazione.

Lo scopo finale del libro di Quattrociocchi e Vicini è quello di indagare i meccanismi che costituiscono il funzionamento del mondo online, comprendere ciò che anima nel profondo i social network, la voce interiore, il loro daimon, la realtà psichica che secondo gli antichi greci ciascuno di noi riceve prima di nascere e che resterà il nostro compagno per tutta la vita (il mito di Er raccontato da Platone).

L’ecologia tossica dell’informazione

Con l’avvento di Internet e dei social media, la promessa di democratizzazione di accesso alle risorse e alle informazioni senza intermediari si è in parte rovesciata in una crisi della comunicazione pubblica.

L’idea che chiunque possa pubblicare contenuti ha effettivamente rotto il monopolio dell’informazione detenuto da pochi gatekeeper (giornali, TV, autorità). Tuttavia, questo ha portato non solo a una democratizzazione, ma a una vera e propria “anarchizzazione” del discorso pubblico. Se la democrazia presuppone regole, responsabilità e un terreno comune di fatti verificati, l’infosfera digitale (Floridi, 2017) spesso premia la velocità, l’emotività e l’audience, a prescindere dalla veridicità o dalla correttezza. La disintermediazione ha quindi eliminato i filtri professionali, ma non ha fornito agli utenti gli strumenti critici per sostituirli efficacemente.

Il giornalismo e l’informazione, la cui missione originaria si fondava sui pilastri della verifica, dell’imparzialità e della pertinenza, sta oggi progressivamente abdicando a questi principi. Per adattarsi a un ecosistema digitale che premia la velocità e l’engagement, il settore ha adottato dinamiche antitetiche alla sua natura. La tirannia del tempo reale è diventata il primo nemico della qualità, favorendo la proliferazione di notizie superficiali e contenuti non sufficientemente verificati.

La scomparsa del corpo

Hate speech e cyberbullismo diventano fenomeni di massa anche perché la disintermediazione abbassa le barriere all’entrata della violenza verbale. Chiunque, spesso in anonimato o sotto pseudonimo, può lanciare un attacco pubblico senza i costi sociali che questo comporterebbe in un’interazione faccia a faccia. Il nesso tra tratti di personalità oscuri (la cosiddetta “Triade Oscura” o Dark Triad, composta da narcisismo, machiavellismo e psicopatia/tratti antisociali) e il comportamento online è un ambito di ricerca psicologica molto attivo. La correlazione esiste ed è significativa, perché l’ambiente digitale agisce come un catalizzatore e un amplificatore naturale di queste tendenze.

La disumanizzazione digitale, la scomparsa del corpo e dell’immediatezza morale rappresentano il punto psicologicamente più profondo. La comunicazione digitale mediata da schermo opera una doppia riduzione: la prima è la riduzione della persona a testo e immagine, l’interlocutore non è più un essere umano totale, con un corpo, una voce tremula, uno sguardo che evita il nostro, una vulnerabilità fisica percepibile; è ridotto a un profilo, a una stringa di testo, a un avatar. Questa astrazione rende più difficile provare empatia, che è fortemente legata ai segnali somatici, prosodici e contestuali. La seconda perdita è rappresentata dall’assenza di feedback correttivo in tempo reale: in una discussione di persona, se una frase è eccessivamente aggressiva o offensiva, ne vediamo l’impatto immediato sul volto dell’altro (uno sguardo ferito, un irrigidimento); questo feedback agisce da freno morale immediato. Online, questo circuito di regolazione sociale si interrompe; l’unico feedback sono le reazioni di altri utenti (like, insulti a catena), che spesso amplificano la polarizzazione invece di mitigarla, creando un effetto “branco” che valida ulteriormente i comportamenti aggressivi.

Dalla Distorsione della Realtà alla Frammentazione del Corpo Sociale

Misinformation e Disinformation, Teoria di Bauman sulla società liquida e Teoria cospirativa di Popper sono i tre vertici di un triangolo vizioso che definisce la crisi epistemologica dell’informazione contemporanea.

1. Il Sintomo Inarrestabile: Misinformation e Disinformation. La difficoltà di arginare le notizie false (sia per errore, misinformation, che per malafede, disinformation) non è solo un problema tecnologico, ma un fallimento del “metabolismo informativo” della rete. Queste narrazioni sono progettate (nel caso della disinformazione) o si evolvono (nel caso della misinformation) per sopravvivere e prosperare nell’ecosistema digitale: sono emotivamente cariche, confermano pregiudizi e, come notato, i debunking spesso arrivano tardi o non riescono a smuovere le convinzioni radicate. La variante deliberatamente politica (disinformation) è particolarmente insidiosa perché trasforma l’informazione in un’arma di guerra asimmetrica, il cui scopo non è convincere con argomenti, ma confondere, polarizzare, paralizzare il dibattito e screditare le istituzioni. Qui, la “strumentalizzazione” è il fine: si inquinano i pozzi del discorso pubblico per rendere impossibile un terreno comune di fatti.

2. La Diagnosi Strutturale: Bauman e la “Frammentazione Liquida”. Ed è qui che il pensiero di Zygmunt Bauman sulla “società liquida” diventa fondamentale. Bauman osservava che il potere, nella modernità liquida, non ha più interesse a formare un corpo sociale coeso e consapevole, ma a mantenerlo atomizzato e distratto. I social media, spesso presentati come strumenti di connessione, realizzano perfettamente questo paradigma: ci collettivizzano nella rabbia o nell’entusiasmo effimero, ma ci frammentano nella comprensione. Creano milioni di micro-universi (le echo chambers) in cui realtà contrastanti coesistono senza mai scontrarsi davvero, ma solo insultarsi. Questa frammentazione non è un effetto collaterale: è funzionale. Un pubblico diviso in tribù che comunicano solo per slogan è un pubblico incapace di formulare un pensiero critico collettivo e, quindi, di opporre una resistenza coerente. Il “potere” (politico, economico, ideologico) può così governare non imponendo una verità, ma sommergendo tutti in un mare di verità relative e conflittuali, dove l’unica certezza è la sfiducia verso qualsiasi voce “altra”.

3. La Radice Psicologica: Popper e il Bisogno di Spiegazioni Semplici. Perché, nonostante tutto, le teorie cospirative e la disinformazione trovano un terreno così fertile? La risposta ci porta a Karl Popper e alla sua analisi della “teoria cospirativa della società“. Popper sosteneva che questa mentalità è una moderna secolarizzazione del pensiero mitico: al posto degli Dei che muovono gli eventi, mettiamo “uomini e gruppi di potere” onnipotenti e malvagi. Questa spiegazione ha un enorme vantaggio psicologico: riduce l’ansia da complessità. In un mondo globale, caotico e fuori dal nostro controllo (la stessa “liquefazione” baumaniana), eventi traumatici o semplicemente complessi (una pandemia, una crisi economica) diventano insopportabili nella loro casualità o multifattorialità. La teoria cospirativa offre una narrativa rassicurante: il male ha un volto, un piano, un regista. Non siamo in balia del caos, ma di un nemico preciso. È una risposta falsa, ma psicologicamente più gestibile dell’incertezza.

Le piattaforme, frammentando il dibattito (Bauman), diventano l’incubatore perfetto per queste narrazioni semplificatrici (Popper), che a loro volta vengono strumentalizzate (disinformation) per fini di potere (politici ed economici).

Il risultato è un pubblico disorientato, sfiduciato e polarizzato, perfettamente descritto dal modello baumaniano, per il quale ogni correzione fattuale (fact checking e debunking) arriva tardi e suona come la voce di una “tribù nemica”, chiudendo il ciclo.

In conclusione, non stiamo affrontando solo un problema di “notizie false”. Stiamo affrontando una crisi sistemica in cui un bisogno umano antico (spiegare il male, Popper) si coniuga con una struttura sociale contemporanea (la frammentazione liquida, Bauman) e una tecnologia (i social media) per creare un ambiente in cui la verità fattuale è sistematicamente indebolita a vantaggio di quelle forze che, come intuiva Bauman, traggono profitto dal caos e dalla disunione.

L’uso della Data Science per studiare le reti di interazioni

In Polarizzazioni, gli autori propongono una svolta metodologica nello studio della nostra vita digitale, affidandosi alla data science. Questa scienza, nata dall’esplosione dei dati, supera le speculazioni teoriche per offrire una mappatura empirica e quantificabile della complessità delle interazioni online.; aspetti che nel passato, come scrivono gli autori, “erano prerogativa esclusiva dei teorici delle speculazioni senza riscontro”.

Di seguito alcuni degli studi, ben descritti nel volume, che hanno portato gli autori e il loro gruppo di ricerca alla fama mondiale e a risultati a dir poco incoraggianti:

  1. “Science vs Conspiracy: colective narratives in the age of misinformation” (2015)

  2. “Emotional dynamics in the age of misinformation” (2015)

  3. “Collective attention in the age of (mis) information” (2015)

  4. “Echo chambers: Emotional contagion and group polarization on Facebook” (2016).

  5. “The spreading of misinformation online” (2016)

  6. “Debunking in a world of tribes” (2017)

  7. “Lexical convergence and collective identities on Facebook” (2019).

  8. “Recursive patterns in online echo chambers” (2019).

  9. “Selective exposure shapes the Facebook news diet”. (2020)

  10. “Measuring social response to different journalistic techniques on Facebook” (2020)

  11. “The COVID-19 social media infodemic” (2020)

  12. “Infodemics: A new challenge for public health” (2021)

  13. “The echo chamber effect on social media” (2021)

  14. “Dynamics of online hate and misinformation” (2021)

  15. “Entropy and complexity unveil the landscape of memes evolution” (2021)

  16. “Coordinated inauthentic behavior and information spreading on Twitter” (2022)

  17. “Comparing the Impact of Social Media Regulations on News Consumption” (2022)

  18. “Conspiracy theories and social media platforms” (2022).

 

Conclusione: Il Paradosso della Connessione Disumana

In sintesi, siamo di fronte a un paradosso, gli strumenti che ci connettono a livello globale hanno al contempo introdotto nuove e potenti forze di disconnessione empatica e razionale. Abbiamo accesso illimitato alle informazioni, ma manchiamo spesso del contesto, della mediazione e della disciplina comunicativa necessari per trasformarle in conoscenza e dialogo costruttivo.

Il “contratto sociale” che regola la comunicazione nella sfera pubblica e interpersonale non è stato adeguatamente trasfuso o adattato al nuovo regno digitale, lasciando un vuoto in cui fioriscono le tossicità e la disinformazione di cui si è parlato in questo articolo.

La sfida contemporanea non è quindi tecnologica, ma socioculturale e educativa: come ri-umanizzare la comunicazione digitale e come costruire nuovi tipi di “intermediazione” (educazione al pensiero critico, design etico delle piattaforme, norme comunitarie condivise) che ci permettano di godere dei benefici della connettività senza soccombere ai suoi pericoli più oscuri.

Gli autori volutamente non ci danno risposte definitive, anche perché “spesso per capire qualcosa di un fenomeno occorrono, non una laurea e neanche un dottorato, ma anni di ricerca e di lavoro, per poi arrivare alla conclusione che non si è capito molto”; mi risuonano in mente le parole di un altro grande filosofo contemporaneo, “nell’ermeneutica si esprime la speranza che lo spazio culturale lasciato dall’abbandono dell’epistemologia non venga affatto riempito, che la nostra cultura diventi tale che in essa non si avverta più l’esigenza di cogenze definitive e ultime” (Richard Rorty, 1979).

In “Polarizzazioni” viene citata più volte la legge di Godwin, la quale afferma che più una discussione online si allunga e più è alta la probabilità che nella conversazione si faccia un paragone con i nazisti o Hitler; personalmente, dopo la lettura di libri illuminati come quelli di Quattrociocchi e Vicini viene in mente sempre più spesso Socrate: “la più grande saggezza è la coscienza della propria ignoranza”.

Sapere di non sapere e umiltà intellettuale sono forse punti di partenza fondamentali, anche nell’infosfera.

 

Bibliografia

  • Quattrociocchi W., Cinelli M. (2025) “In che mondo vivi. Pillole di data science per comprendere la contemporaneità”. Il Pensiero Scientifico Editore, Roma.

  • Quattrociocchi W., Vicini A. (2023) “Polarizzazioni. Informazioni, opinioni e altri demoni nell’infosfera”. FrancoAngeli, Milano.

  • Quattrociocchi W., Vicini A. (2018) “Liberi di crederci. Informazione, internet e post-verità”. Codice Edizioni, Torino

  • Floridi L. (2017) “La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo”. Raffaello Cortina Editore, Milano.

  • Quattrociocchi W., Vicini A. (2016) “Misinformation. Guida alla società dell’informazione e della credulità”. FrancoAngeli, Milano.

  • Bauman Z., Lyon D. (2014) “Sesto potere. La sorveglianza nella modernità liquida”. Laterza, Bari.

  • Dunbar R. (2011) “Di quanti amici abbiamo bisogno?” Raffaello Cortina Editore, Milano

  • Rorty R. (1979) “La filosofia e lo specchio della natura”. (trad. it.1986, Bombiani)

  • Popper K. (1945) “La società aperta e i suoi nemici”. (trad. it. 1973-74, Armando Editore, Roma).

 

Spiegazione dell’immagine di copertina dell’articolo 

L’immagine, realizzata con ChatGPT, rappresenta l’individuo nell’infosfera, immerso tra stimoli digitali e narrazioni opposte.

👤 Figura centrale con il punto interrogativo

La sagoma umana è anonima e senza volto.
Il punto interrogativo simboleggia:

  • incertezza,

  • disorientamento,

  • difficoltà nel farsi un’opinione stabile in un ambiente informativo caotico.

È un riferimento diretto alla società liquida: identità e convinzioni fluttuanti.


🔵 Fumetto blu con l’icona utente

Rappresenta:

  • la comunicazione quotidiana,

  • l’opinione “normale” o mainstream,

  • il dialogo sociale ordinario.

È la voce dell’utente comune nei social.


🟧 Fumetto arancione con l’occhio nel triangolo

Simbolizza:

  • il pensiero complottista,

  • le narrazioni semplicistiche e totalizzanti,

  • l’interpretazione cospirativa dei fenomeni (Popper).

È la “voce alternativa” che attrae in situazioni di incertezza.


🌊 Mare di icone digitali in basso

Like, notifiche, video, messaggi, cuori.
Questo “mare” rappresenta:

  • la sovrabbondanza informativa,

  • la frammentazione dei contenuti,

  • la pressione continua dell’ecosistema digitale.


🧩 Significato complessivo

L’illustrazione mostra come l’individuo moderno venga trascinato tra opinioni opposte — ordinario vs. complottista — mentre nuota in un flusso continuo di stimoli digitali che rendono difficile orientarsi.