Grazie Mr. Trump!

Le esternazioni, nonché i provvedimenti firmati e annunciati dal nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America hanno provocato un vero tsunami nelle Cancellerie Europee. I nostri governanti, il nostro sistema istituzionale, le nostre regole, ma soprattutto la nostra cultura è stata presa alla sprovvista. Non siamo abituati e non eravamo pronti alla metodologia ed ai tempi, prima ancora che ai contenuti, utilizzati dal Sig. Trump e dalla sua nuova squadra di governo.

Da molte parti si è gridato allo scandalo! I dazi alle esportazioni europee verso gli USA, il disimpegno, di fatto, dalla guerra Russia-Ucraina, l’avvertimento che i paesi europei dovranno provvedere autonomamente sia a garantire la sicurezza di quel che resterà dell’Ucraina, sia alla sicurezza dell’Europa intera aumentando le spese militari fino al 5% del PIL con la promessa che gli USA si disimpegneranno militarmente dal proteggere l’Europa, la pretesa di annettere la Groenlandia agli USA, nonché il Canada fino al rapimento del Presidente Maduro del Venezuela ed il recente attacco all’Iran sono tutti fattori che hanno destabilizzato ulteriormente la già fragile Unione Europea. Ma come al solito ci sono due modi di vedere il bicchiere.

Se lo vediamo mezzo vuoto sgomento, smarrimento e rabbia sono i sentimenti prevalenti oltre ai timori legati alla sicurezza garantita fino ad oggi dal cosiddetto “ombrello americano”.

Ma se lo vediamo mezzo pieno, ed io voglio essere tra questi, dico “Thank you Mr. Trump !”.

Grazie perché con la sua rozza e cruda modalità comunicativa e con i suoi tempi brucianti ha messo tutti i Paesi Europei e l’Unione Europea di fronte alle proprie responsabilità. Responsabilità che non sono nuove beninteso, anzi scadute!

E’ infatti da tempo immemorabile che l’Unione Europea non funziona e deve rivedere sia il suo assetto istituzionale, sia le sue regole di funzionamento. Sono 80 anni che la sicurezza europea è garantita dagli USA. Quindi il tempo è ampiamente scaduto e Trump ha semplicemente constatato questa situazione e messo un punto. Un punto importante senza dubbio. Soprattutto ha messo gli europei di fronte a due responsabilità molto importanti: la prima sostanzialmente si può sintetizzare con il fatto che se l’Unione Europea vuole essere un soggetto politico a livello internazionale deve parlare ed agire come se fosse un solo Stato, oggi non lo è ed infatti non conta nulla nello scacchiere internazionale (famosa a questo proposito la frase di Harry Kissinger che disse “ se in Europa voglio parlare con qualcuno non so chi chiamare”); il secondo riguarda la sicurezza. Sarebbe anche ora che dopo 80 anni vissuti sotto l’ombrello americano i Paesi Europei si emancipassero e provvedessero autonomamente alla propria sicurezza.

E pensare che negli scorsi decenni varie sono state le voci, in Europa e negli USA, che si erano espresse in questo senso (riforme UE, difesa comune, superamento del voto all’unanimità, etc.) ma non è accaduto nulla. In particolare il processo di integrazione dell’Unione Europea si è interrotto dopo l’ingresso dei Paesi dell’Est. Basti pensare che l’Unione Europea è passata dai 12 membri iniziali a 27 membri senza sostanzialmente adeguare le regole di governance.

Più recentemente i rapporti di Draghi e Letta hanno chiaramente identificato i problemi di cui soffre l’Europa e tracciato una possibile strada con la raccomandazione di URGENZA.

L’analisi quindi è completa. La diagnosi è fatta e la prognosi è che se ciò di cui ormai tutti i Governanti Europei hanno preso coscienza non si realizza in tempi rapidi saremo per sempre esclusi dal nuovo contesto mondiale che si sta ridefinendo, ci impoveriremo sempre più e saremo soggetti a brame predatorie da parte della Federazione Russa o di altri soggetti più ricchi e più attrezzati di noi.

Cosa ci manca e cosa possiamo fare affinché queste intenzioni si tramutino in realtà?

Ahimè purtroppo ci mancano ancora diverse cose:

  1. Una cultura profonda dell’essere europei, ovvero accomunati dagli stessi valori ed obiettivi (ci sono ancora molti distinguo e differenze culturali tra alcuni paesi)

  2. Come già menzionato un sistema istituzionale e di governance che consenta appunto la governabilità del continente europeo (ad oggi dei 27 Stati membri, ma se qualcuno non si riconosce con la maggioranza può benissimo uscirne, non ci offendiamo, tanto più che beneficiano di cospicui finanziamenti da parte dell’Unione Europea e non si comprendono spesso i distinguo e le prese di posizione contrarie di questi Paesi)

  3. Leader: si ci mancano leader, ovvero politici di elevato spessore culturale, con una visione strategica del futuro dell’Unione Europea in grado di catalizzare l’attenzione ed il consenso dei governanti delle varie Nazioni sulla necessità, urgenza e concretezza delle riforme necessarie. I vari appelli presentati da valevoli esperti quali Draghi e Letta piuttosto che dal nostro Presidente Mattarella sono, di fatto, caduti nel vuoto. Dopo un formale apprezzamento non ne è conseguita alcuna azione concreta. Anzi, in verità c’è un leader che si sta affacciando in Europa ed è il Presidente Zelenski che con il suo coraggio, la sua fermezza e convinzione su quelli che sono i valori occidentali, il suo convinto sentirsi genuinamente appartenente alla comunità europea, ed il suo attivismo politico per tenere il Paese unito e vivo nonostante le immense difficoltà, si credo che abbia molto da insegnare ai Premier europei che invece splendono per debolezza e politica ondivaga.

E’ veramente difficile comprendere la miopia dei Premier europei al riguardo e se non arriva la condivisione e la spinta per evolverci arriverà un evento traumatico che costringerà a rivedere tutto. E’ la storia che ce lo insegna e chissà se esisterà ancora l’Unione Europea…..

Eppur qualcosa si muove….

Il 12 febbraio u.s. i leader europei hanno discusso in un pre vertice informale in Belgio su come rafforzare il mercato unico nel nuovo contesto geoeconomico. Semplificazione normativa, unione dei mercati di capitale, consolidamento nel mercato delle telecomunicazioni, riduzione dei prezzi dell’energia e protezione dei settori più strategici sono le priorità che i capi di Stato e di governo si sono dati. Una tabella di marcia sarà decisa in marzo. Il senso della giornata lo offre Ursula von der Leyen, presidente di un esecutivo comunitario che preannuncia e promette di “presentare al prossimo vertice del Consiglio europeo” del 19 e 20 marzo “un piano d’azione e un calendario, con obiettivi e scadenze“. Una strategia che avrà per nome proprio ‘Un’Europa, un mercato’, che “vogliamo raggiungere per la fine del 2027“, scandisce offrendo già anticipazioni sul progetto di agenda per la competitività che a Bruxelles è molto più di una semplice bozza, ma un lavoro già avviato. Von der Leyen annuncia per aprile le linee guida per le concentrazioni, per permettere fusioni e acquisizioni tali da creare grandi operatori “capaci di competere sul mercato globale, e non solo su quello europeo”. Si tratta di permettere di avere quei “campioni europei”, come li definisce la presidente della Commissione europea, che finora sono mancati, ostacolati non solo dalle regole comunitarie ma ancor più dai governi nazionali.

Prima del prossimo vertice dei leader, quindi entro il prossimo mese, la Commissione intende inoltre presentare l’Industrial Accellerator Act, il progetto di legge europea per permettere la creazione di imprese in tempi più rapidi, con regole uguali ovunque e riconosciute in ogni Stato membro dell’UE. Sempre prima del 19 marzo “presenteremo il 28esimo regime”, il quadro normativo per poter fare impresa in modo digitale. “Entro giugno”, continua von der Leyen, si intende dare vita al primo stadio dell’unione dei risparmi, “e in caso di mancati progressi considereremo di procedere attraverso la cooperazione rafforzata”, un numero minimo di nove Paesi sui 27 totali dell’UE.

Nell’agenda per ‘un’Europa, un mercato’ non può non mancare il mercato dell’energia. La Commissione europea intende presentare un programma dettagliato su infrastrutture e organizzazione del mercato. Non siamo giunti a una conclusione su questo, ma al prossimo vertice del Consiglio europeo porterò diverse proposte di opzioni“.

Il 13 febbraio molto interessante e duro ma drammaticamente e finalmente concreto è stato l’intervento del Cancelliere Mertz alla Conferenza sulla Sicurezza a Monaco. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che l’ordine mondiale, così come è stato per decenni, “non esiste più”, e ha avvertito gli Stati Uniti che non saranno abbastanza potenti per “andare avanti da soli” nella nuova era della politica del potere. Dichiarando che il “momento unipolare” che esisteva dopo la caduta del Muro di Berlino e l’ascesa degli Stati Uniti come superpotenza mondiale è passato, Merz ha avvertito che il nuovo ordine globale della politica del potere mette in maggiore pericolo anche le nazioni più forti. “Il ritorno alla politica del potere non è solo radicato nella rivalità tra grandi potenze”, ha detto, suggerendo che riflette l’inquietudine e l’agitazione dei tempi pre-rivoluzionari. “È l’espressione del desiderio di molti Stati democratici di avere una leadership forte in un mondo globalizzato in cui soprattutto gli Stati democratici si stanno avvicinando ai limiti della loro capacità di azione”, ha aggiunto.

Questo nuovo contesto, ha sostenuto, segna la fine dell'”ordine basato sulle regole” che le potenze democratiche hanno utilizzato per prevenire o mediare i conflitti dalla fine della Seconda guerra mondiale.

“La politica del potere forte, a quanto pare, offre risposte forti e facili, almeno per i grandi attori e almeno a prima vista“, ha affermato Merz. “Sotto questa illusione, la politica delle grandi potenze si allontana da un mondo in cui la crescente connettività si traduce in uno stato di diritto e in relazioni pacifiche tra gli Stati. La politica delle grandi potenze ha le sue regole. È veloce, dura e spesso imprevedibile”.

Vedremo se alle parole, più volte espresse ed annunciate, seguiranno i fatti concreti che i cittadini europei si aspettano. Certo è che anche nelle politiche degli annunci (che sono tanti, reiterati e fino ad oggi inconcludenti) mancano ancora annunci fondamentali quali:

  1. Una convocazione delle istituzioni europee (Commissione, Parlamento, Consiglio) che all’ordine del giorno mettano “la riforma della governance europea” e che è la pietra fondamentale per l’evoluzione ed il successivo funzionamento dell’Unione Europea, se non si riformulano le istituzioni e le regole di funzionamento non si va da nessuna parte.

  2. Un sistema finanziario indipendente. I circuiti finanziari europei sono appoggiati e funzionano su piattaforme Usa. Swift, Visa, Mastercard, tutti i sistemi di pagamenti internazionali funzionano su strumenti Usa. In questi giorni abbiamo assistito all’inserimento nella lista sanzioni USA di un giudice francese. Ebbene costui, come tutti i soggetti fisici e giuridici (persone e società) che, ad insindacabile giudizio dell’amministrazione USA siano considerati terroristi o semplicemente non graditi vengono inseriti nella loro SANCTION LIST e automaticamente esclusi dal sistema di pagamenti internazionale. In altri termini non possono più avere un conto corrente, effettuare pagamenti con carte di debito o di credito anche europee perché le stesse si appoggiano su piattaforme USA che ne hanno il monopolio ed il controllo.

  3. Non si comprende cosa abbia impedito fino ad oggi la realizzazione di piattaforme europee per quanto riguarda l’e-commerce, i motori di ricerca, i social network. Siamo totalmente in mano ancora una volta a piattaforme statunitensi che hanno il monopolio in Europa (amazon, google, meta) ed anche in questo caso basta che stacchino la spina e restiamo fuori dal mondo.

  4. Società di consulenza strategica europee. Anche in questo caso le strategie, le ristrutturazioni finanziarie ed organizzative di Stati ed Imprese sono in mano a società USA (McKinsey, Boston Consulting Group, Bain, Deloitte, Accenture, PwC, Ernst & Young, KPMG) che orientano e determinano con le loro consulenze le scelte ed i destini di Stati, Enti Pubblici ed Imprese. Non credo che in Europa manchino le competenze. Perché non costituiamo campioni europei della Consulenza?

Insomma, altro che parassiti degli USA come afferma il Presidente Trump, siamo colonie senza diritti di prodotti e servizi statunitensi. Sarebbe ora che anche su queste cose ci emancipassimo. “Un Europa, un mercato” non è sufficiente. Ci vuole molto di più e subito!

Svegli Europa! Ora o mai più! E’ l’ultima possibilità che ti offre la storia per non sparire!

 

 

Foto di Masood Aslami su Unsplash