….ci accompagnano per tutta la vita: col trascorrere del tempo, se ne può perdere la traccia, ma rimangono sotto pelle e rifioriscono intatte a un segnale del nostro stato d’ animo, o quando riemerge un ricordo.
Premetto che sto vivendo un periodo di cambiamento e di riflessione! Nato dalla mia disordinata curiosità, dalla voglia di ampliare le mie conoscenze e di imparare, ho preso coscienza delle mie tante lacune. Di qui la spinta all’approfondimento, al desiderio di leggere, di divorare altri libri. Da qualche anno a questa parte, grazie al ritmo che mi sono imposta, ho più tempo, per riflettere, per obbligarmi a pensare, per selezionare i testi.
Cosa mi sta succedendo? Ho avuto modo di osservare il ritmo quotidiano frenetico che vive la maggioranza delle persone. Per alcuni aspetti, è stato, in alcuni momenti, anche il mio: la fatica del vivere moderno costituito principalmente da un lavoro difficile, dagli impegni che si moltiplicano e ai quali non vogliamo rinunciare e dalle relazioni con gli altri, non siamo più padroni della nostra giornata e finiamo col trascurare cose basilari.
Questo mi ha dato la possibilità di “guardare” le diverse situazioni da tutt’altro punto di vista. Ho analizzato al mio interno, altre vite, altre informazioni e nel mio caso, ho scelto di gestire meglio il TEMPO, di ottimizzare gli impegni e selezionare le persone da frequentare. Sono riuscita a ritagliarmi degli spazi di riflessione e di arricchimento! E sono convinta che i sentimenti che muovono le persone sono intrinsecamente gli stessi.
È ampiamente riconosciuto da antropologi e psicologi che, a livello biologico e fisiologico di base, tutti gli esseri umani provano emozioni in modo simile, condividendo il 99,9% del DNA. Tuttavia, il modo in cui queste emozioni vengono manifestate, interpretate e regolate nel corso del tempo cambia drasticamente a causa di fattori esterni e culturali.
Infatti, le regole sociali, i pregiudizi e il contesto culturale agiscono come un “filtro” che modella la nostra espressione emotiva. I principali fattori che, nel tempo, modificano il sentire umano, sono sicuramente le regole sociali, determinate da ogni cultura con delle norme su quali emozioni mostrare, emozioni che però sotto pelle, sono uguali.
In un mondo dove l’apparenza è importante, pregiudizi e stereotipi possono agire influenzando la nostra percezioni degli altri e viceversa.
Sono anni e in diversi contesti che mi occupo di quanto influenzano le nostre emozioni la lingua e le tradizioni dalle quale veniamo e/o nelle quali viviamo. Per esempio in L’importanza del linguaggio o in Parlami d’amore, Mariù! perché alcuni concetti emotivi esistenti in una cultura, potrebbero non esserlo in un’altra. Questo lo impariamo già dall’infanzia, dove ci viene insegnato a gestire le nostre emozioni in base all’ambiente familiare e sociale, adattando le nostre risposte emotive per essere accettati dal gruppo, desiderio universale dei bambini e questo l’ho verificato attraverso gli anni.
Possiamo dire che, mentre il “cuore” delle emozioni è universale, il “volto” che mostriamo al mondo è culturale e va modificato in accordo con il luogo in cui viviamo. Tutto questo in una frazione di secondo, perché le emozioni esplodono senza avvisare, siamo noi che modifichiamo dopo il nostro comportamento.
Fondamentalmente, però, il sentire degli esseri umani è similare. La rabbia, l’entusiasmo, l’allegria, la tristezza, l’amore, l’amicizia, il rancore, l’odio, l’invidia, toccano quasi tutti noi in momenti diversi della vita. Ed è stato così da sempre!
Non siamo unici, non siamo i soli ad avere sperimentato e vissuto certe sensazioni, certe situazioni. Le hanno vissuto migliaia e migliaia di essere umani!
Ricordiamo quando abbiamo ascoltato la prima favola letta per noi da un genitore (di solito Cappuccetto Rosso o Hansel e Gretel – tutte e due mi facevano venire una paura tremenda) o quando ci hanno regalato “Il piccolo Principe” di Saint-Exupery e pensavamo di essere grandi, o quando non sapevamo decidere se ci piacevano di più i Beatles o i Rolling Stones, o quando i quadri di Monet ci facevano sognare. Cambiano solo i nomi d’accordo alla generazioni della quali parliamo.
Di fatto, sempre più spesso mi chiedo che senso ha scrivere le mie emozioni, quando in tanti hanno scritto molto meglio le loro e riflettono benissimo anche le mie! E qui, potrei nominare i migliori scrittori, poeti, pittori, musici, storyteller, attori di teatro, ballerine, o chiunque che, con le attività artistiche, abbiano prodotto le emozioni più intense in noi essere umani, da qualsiasi parte del pianeta le persone siano.
Si dice che la musica sia la forma d’arte più immediata e potente per indurre emozioni, capace di evocare nostalgia, tenerezza, tristezza e gioia. Attraverso il ritmo e il suono, agisce direttamente sulle emozioni quotidiane e aiuta nella regolazione dell’umore. Praticamente, per noi tutti, è normale avere una melodia collegata direttamente ad una persona in particolare o a quel momento emotivamente molto importante, il primo bacio, o la prima volta che si è fatto all’amore, o un genitore ormai non più presente. L’ascolto produce una reazione immediata sia nel nostro cervello, sia nel cuore. E possiamo aggiungere, nel caso ci siano delle parole per noi incomprensibili, perché sono in una lingua sconosciuta, non altera l’effetto delle nostre emozioni.
Lo ha provato, mi è venuto in mente solo ora, Dario Fo, abbondantemente!
Per mia grande fortuna, nell’anno 1983, a Londra, nel Riverside Studios ero tra il pubblico in sala alla rappresentazione di Dario Fo in “Mistero Buffo”. Come si sa, Fo era l’unico attore in scena, e recitava una fantasiosa rielaborazione di testi antichi in grammelot, traendone una satira tanto divertente quanto affilata. Il grammelot, linguaggio teatrale che si rifà alle improvvisazioni giullaresche e alla Commedia dell’arte, è costituito da suoni che imitano il ritmo e l’intonazione di uno o più idiomi reali con intenti parodici. Il linguaggio utilizzato da Fo era una mescolanza dei vari dialetti della Pianura Padana.
In sala c’erano certamente degli Italiani, ma la maggioranza del pubblico era Inglese e internazionale. Mi sono divertita come una matta, e devo dire che la mia conoscenza della lingua Italiana all’epoca era elementare, ma ovviamente ininfluente come fatto, anzi ci siamo divertiti tantissimo, e posso testimoniare che il pubblico presente reagiva partecipando attivamente allo spettacolo, smentendo nella pratica la fama di “freddi” degli Inglesi, che a ben osservarli attraverso la loro storia, possono essere considerati anche molto “wild and hot”.
Le forti emozioni che ho sentito mentre guardavo e ascoltavo Dario Fo, sono perfettamente registrate nel mio cervello nitidamente e nel mio cuore fino al giorno di oggi!
Recentemente, sono stata ad una bellissima mostra a Roma del maestro Giapponese Hokusai. Katsushika Hokusai (1760–1849) è stato un celebre pittore e incisore giapponese, maestro indiscusso dell’ukiyo-e (immagini del mondo fluttuante). Famoso per la serie “Trentasei vedute del Monte Fuji”, che include la celebre “Grande Onda di Kanagawa”, ha influenzato profondamente l’arte occidentale. Le emozioni che ho vissuto, durante la visita alla mostra, sono state veramente forti, certamente co-aiutate dalla efficienza con la quale era stato disposto il tutto. Un visitatore occidentale con poche nozioni della cultura giapponese come la sottoscritta, ignorante della materia, è stato accompagnato con grande abilità ed arrivando alla sala finale, ha potuto godere insieme agli effetti speciali di grande spettacolarità, di quella che è la famosa onda che quasi tutti bene o male conoscevamo prima.
Una dimostrazione in più di ciò che Hokusai ha suscitato in me, praticamente ignara di opere realizzate molto lontano nel tempo. Penso che la maggioranza delle persone che hanno visitato la mostra abbiano provato emozioni fortissime, come essere umani viventi e rispondenti.
Contemporaneamente, in occasione di una mostra a Firenze – che dicono sia molto bella – del pittore Americano Mark Rothko (1903–1970), ho letto questa dichiarazione dell’autore:
“Il fatto che molte persone siano profondamente turbate e piangano quando si trovano davanti ai miei dipinti, dimostra che riesco a esprimere emozioni umane fondamentali. Le persone che piangono davanti ai miei quadri vivono la stessa esperienza religiosa che provo io quando li dipingo”.
Credo possiamo spiegarci il tutto nella maniera più semplice possibile: se noi come esseri umani siamo coinvolti autenticamente e attivamente, le nostre emozioni vengono coinvolte profondamente toccando il nostro inconscio e il nostro vissuto personale, facendo fluire naturalmente le nostre emozioni abbattendo anche delle barriere culturale.
La mia riflessione sulle emozioni, viene portata molto più avanti dal mio carissimo amico e autore storico di “Il Caos Management”, Adelio Schieroni, che ci presenta un progetto editoriale in questo stesso numero di Caos e che segna un vero salto della geodetica. Nel suo articolo : “Il Suono della Neve: quando la Tecnologia impara a chiamarle Emozioni”. Vi invito a leggerlo attentamente, é un testo di ricerca applicata, basato su ricerche indipendenti di Anthropic, dove affronta il tema della “risonanza” tecnologica, partendo dalla poetica di Lucio Battisti.
Devo menzionare senza dubbio, Umberto Santucci, autore storico e carissimo amico, il quale nel suo articolo “Dialogo con Oibò” (richiamo a Pavese e Dialoghi con Leucò) non dialoga con una ninfa: si tratta di una sessione di esercizio avanzato di human/IA co-creation.
Su questo tema si stanno aprendo sempre più finestre nel mondo, vi invito inoltre a vedere un video di Raffaele Gaito, il cui titolo è “Claude prova emozioni? L’IA è in grado di provare emozioni? Ricerca interessante di Anthropic”.
La descrizione che fa Gaito di sé stesso é: “Tecnologia e innovazione con un tocco umano. Il mio approccio è: lo scopro, lo sperimento, lo racconto. Non ho la pretesa di insegnare qualcosa, ma lo faccio per il piacere di condividere quello che imparo lungo la strada”.
Che è esattamente quello che vorrei fare io, imparare lungo la strada anche se ho già percorso una buona parte di essa.
Senza la pretesa di arrivare ai 100 anni come il grandissimo Sir David Attenborough che di emozioni ci ha fatto vivere tantissime attraverso gli ultimi 60 anni!
Per ascoltare il Podcast di Caos Management clicca qui.
Il podcast che potete ascoltare, è elaborato dalla IA Notebook LM, costruito a partire dalla scrittura originale del suo autore umano. Lo consideriamo un complemento, non è una replica, è un’interpretazione!