Le similitudini tra Roma, la città dove vivo stabilmente da tantissimi anni e la mia città natia, Santiago del Cile sono molte! Nonostante gli oltre 11.900 km di distanza, Romani e Santiaghini condividono un forte legame con la cultura occidentale, una spiccata centralità politica ed emotiva delle loro capitali e l’influenza della storia romana nel loro diritto e architettura e non solo: entrambe le città godono di un clima mediterraneo, con inverni miti e piogge, ed estati secche e calde. Inoltre, se Roma è circondata dai suoi storici colli e vicina ai Castelli Romani, Santiago è dominata dalla maestosa e onnipresente catena montuosa della Cordigliera delle Ande. Entrambe le culture sono fortemente radicate nel cattolicesimo e condividono una lingua di origine neolatina (spagnolo in Cile, italiano a Roma), che porta a una gestualità simile e a una concezione passionale e calorosa della vita familiare. La società cilena ha adottato e continua a utilizzare i principi del diritto romano, che è alla base del nostro sistema giuridico. Inoltre, i valori di entrambe le città ruotano attorno alla convivialità, all’importanza del cibo e alla vicinanza ai propri cari.

Sia Roma, sia Santiago fungono da centro politico, culturale ed economico dei rispettivi Paesi. Questo conferisce agli abitanti di entrambe le città un forte senso di identità civica e un attaccamento viscerale al proprio territorio e ai quartieri storici d’origine.

Per caso, per influenza familiare e per motivi di studio e lavoro, la mia vita si è sviluppata attorno a tre punti: Santiago, Londra, e Roma, con un alternarsi e susseguirsi nel tempo ai legami familiari o alle scelte personali. Si può dire che anche se importante, Quito, città nella quale ho vissuto circa tre anni, sia stato un incidente storico. In quell‘epoca, ero costretta ad allontanarmi da Santiago (1974) e il destino ha voluto che finissi in una città che mi è sempre rimasta estranea. Effettivamente, la prima città dove sono vissuta da sola è stata Londra (1969), poi sono tornata a Santiago (1971), spinta da una grande curiosità di capire cosa succedeva concretamente nel mio paese.

 

La Londra in cui sono vissuta a 19 anni era diversa di quella di oggi. Ricordo che andando al college, in inverno, gli stivali per la neve sprofondavano fino alle ginocchia, invece, quando sono tornata dieci anni più tardi e mio figlio andava a scuola, la neve era decisamente meno frequente e arrivava solo un po’ sopra la caviglia. Inoltre, pur essendo vissuta lì per parecchi anni, non ricordo una temperatura di 37°, come è successo, invece, appena pochi giorni fa!

Grande è stata la mia sorpresa nello scoprire che a Roma in estate la notte e il giorno hanno la stessa temperatura!

A Santiago, durante il giorno si possono facilmente superare i 30 °C, ma di notte la colonnina di mercurio scende fino a circa 12 °C; quando si usciva di notte, si aveva sempre a portata di mano uno scialle, un “chaleco” (cardigan/maglia) …. A Roma, ho scoperto che, per dormire, certe volte anche un lenzuolo leggero era troppo!

Nel Nord del Cile, invece, nella zona del deserto di Atacama, è tutta un’altra storia perché di giorno si superano i 25° C, ma di notte la temperatura crolla rapidamente fino a 2°C o addirittura sotto lo zero.

Infatti, il deserto, una zona molto interessante e bella, è caratterizzata da una delle escursioni termiche più estreme al mondo.

In questa torrida estate romana di giugno/luglio 2026, dove è difficile prendere sonno a causa del caldo, mi è capitata una esperienza notevole, semplice, ma piena di ispirazione. Esattamente a mezzanotte, ero nel mio letto con la finestra aperta, tutta spalancata e con le luci spente, quando la luna mi è apparsa davanti agli occhi, brillante come non mai. Mi è sembrata piena, luminosa, intrigante e bellissima. In quell’istante ho compreso che è la stessa luna che ho guardato per tutta la vita. E ho pensato a quante volte l’ho osservata nel corso degli anni: con i miei genitori, con il padre di mio figlio, con mio marito, con dei cari amici, con compagni di vita. Dalla casa natale a Santiago fino a Roma, Londra, Tunisi, Stoccolma, Heerhugowaard, Capri, Malaga, Parigi, Viña del Mar… ovunque io sia andata, l’ho sempre cercata e ammirata, provando ogni volta una forte emozione davanti a tanta bellezza e perfezione!

Anche nei momenti più bui della mia vita, la luna c’è stata: magari la guardavo con meno attenzione, mi domandavo fino a quando sarei stata così triste o angosciata, ma sapevo che essa aveva un suo ciclo e che questo si rinnova e porta ogni volta delle speranze nuove.

Subito dopo, ho pensato che sono una persona molto fortunata! Posso guardare e vedere la bellezza della luna dal mio letto, senza che nessuno mi disturbi. Vedo bene, perché recentemente sono stata operata da un ottimo chirurgo e la vista è molto migliorata… Guardo in piena tranquillità, e al riparo da qualsiasi pericolo, e ho pensato a tutti quelli che non osservano la luna, perché troppo occupati a salvarsi, a cercare rifugio sotto un qualunque riparo che li possa tenere in vita per altre ore. Anzi, nelle notti scure, quando la luna “illumina di immenso”, il suo splendore può diventare un grandissimo pericolo: quanti sono i bambini, le donne, gli uomini che vivono oggi in pericolo costante! La nostra mente va subito a Gaza, che è la più martoriata, dove il genocidio non si è ancora fermato. I dati di cui non si può avere certezza, parlano di circa 73.000 morti nella striscia di Gaza e Cisgiordania. Ma muore gente anche in Sudan, in Ucraina, e in Colombia, nelle cosiddette guerre minori.

Qualcuno sostiene che non si sceglie il posto dove nasciamo. Questo è vero,

ma l’uomo, una volta nato, dovrebbe poter scegliere di vivere in qualsiasi parte del mondo, indipendentemente dal colore dalla pelle, dalla lingua che parla, dalla religioni nella quale crede, perché siamo tutti uomini e dovremmo essere uguali!

Quando guardiamo la luna e siamo capaci di vederla, di lasciarci trasportare e di rivivere le emozioni che ci hanno formato, commosso, fatto crescere, siamo tutti uguali.

Ma sappiamo bene di aver costruito muri, burocrazia, pezzi di carta che ci attribuiscono un diritto o ce ne negano un altro; per poter andare in un posto, c’è sempre qualcuno che deve metterci un timbro e naturalmente dobbiamo pagare per averlo.

Non paghiamo ancora per sognare, ma ci stiamo lentamente arrivando, la direzione è quella.

Saremo persino capaci di leggere la mente degli altri, i pensieri e i ricordi segreti di ognuno. Magari, a quel punto dovremo chiedere il permesso persino di sognare, di immaginare, perché la nostra mente farà paura a chi detiene il potere.

Ormai, per provare chi siamo, non ci basta più un pezzo di carta con un nome, una foto e una data di nascita; abbiamo persino una data di scadenza, come se col tempo potessimo diventare qualcun altro. Del resto, i cambiamenti che la vita ci regala – o ci obbliga a subire – possono essere talmente intensi che neanche nostra madre ci riconoscerebbe.

Così si sono inventati che, dopo un certo numero di anni, siamo obbligati a presentarci nuovamente, fare nuove foto, firmare ancora e ridefinirci in una versione di noi stessi, più vecchia e consumata, ma assolutamente digitalizzata. Non ci è mai concessa una vera e assoluta libertà, come quella di ringiovanire, cambiare in meglio o diventare qualcun altro, foss’anche solo per piacerci di più. L’unica alternativa sarebbe diventare clandestini, ma è decisamente troppo complicato!

E ci convinciamo che vada bene così! O meglio, diciamo che ci convincono di qualsiasi cosa: ci adeguiamo ai tempi, alle abitudini, ai costumi e alla bruttezza che ci circonda… Quando invece, volendo, potremmo scegliere ogni giorno una vita nuova, un nuovo inizio, un’avventura senza fine, ma soprattutto, una vita che ci renda veramente felici: felici di essere vivi, di respirare, di avere un corpo che, bene o male, ci accompagna e fa quello che vogliamo. Evitare la contaminazione dal fango è difficile, ma non impossibile. Basta avere la lucidità di scegliere ogni volta che vogliamo, ogni volta che possiamo.

Una spirale c’è sempre, una finestrella che si apre a punta di laser – come si fa negli occhi pieni di liquido per farli svuotare – e basta che questa infinitesima apertura sia fatta, perché il liquido cominci a scorrere; mano a mano prenderà forze per crescere, per abbandonare il deposito forzato dove era destinato a rimanere e causare danno, dolore, tristezza, angoscia e malessere.

Quella prima goccia che prende forza, diventerà un torrente dolce; non sarà mai un fiume aggressivo, ma basta che scorra, che porti via quello che deve, che pulisca e lasci il posto per il nuovo.

 

E così dovrebbe essere nella nostra mente e nella nostra immaginazione: buttare via il peggio, il pessimismo, la sofferenza immane dovuta alla mancanza degli altri, alla solitudine di chi viveva accompagnato ed ora è solo. Questa pulizia fatta aprendo tutte le porte e le finestre per ventilare e accogliere il sole, il nuovo, lo spazio pulito, sarà di conforto ai nostri pensieri. Pensieri che cercano una collocazione, che provano a essere più ottimisti, provano a sperare ancora, con timore, con paura, ma sempre meno; con diffidenza, ma soprattutto con speranza. Non importa cosa sarà questo nuovo giorno: lo scopriremo, lo vivremo, lo accoglieremo con allegria… E alla fine, ci sarà pure la luna che si farà guardare!

 

 

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Il podcast che potete ascoltare, è elaborato dalla IA Notebook LM, costruito a partire dalla scrittura originale del suo autore umano. Lo consideriamo un complemento, non è una replica, è un’interpretazione!