Graziella per farti conoscere meglio ai Soci ed Amici della Famiglia Artistica Milanese ecco alcune domande che vorremmo sottoporti.

Qual è stata la tua formazione “accademica” e come hai deciso di intraprendere la carriera giornalistica?
La mia formazione superiore ha avuto fin da subito a che fare con la comunicazione nel senso più ampio del termine, anche se il mio percorso professionale – lungo e intenso – ha preso direzioni molto diverse dalla specializzazione iniziale. Ho conseguito il diploma di Maturità Turistica perché mi interessava una formazione umanistica coniugata alla conoscenza delle lingue e del mondo dei viaggi, a cui ha fatto seguito una laurea in Lingue e Letterature straniere presso lo IULM con una tesi a indirizzo sociologico, in sintonia con le mie attività nel sociale di quel periodo. Vorrei precisare che, parallelamente alla mia attività professionale fin dagli anni ’70 sono stata sempre impegnata in progetti di utilità sociale (tra il 1999 e il 2004 ho anche ricoperto l’incarico di assessore ai servizi sociali di un comune in provincia di Como). In anni più recenti mi sono dedicata ad attività di volontariato nell’ambito della disabilità e della protezione giuridica e, oggi, sono tutrice volontaria di Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) per il Tribunale per i Minorenni di Milano.
Per desiderio di autonomia dalla famiglia contemporaneamente agli studi ho iniziato la mia attività lavorativa, facendo dunque convivere lavoro, studio e attività nel sociale per parecchi anni. Dopo circa sei anni di esperienze come traduttrice/interprete in diverse realtà aziendali, a metà degli anni ’70 sono entrata nel mondo editoriale, dove sono rimasta fino a gennaio 1991, sviluppando esperienze redazionali molto ricche in settori diversi (cultura, edilizia, organizzazione aziendale, tecnologia e telecomunicazioni) e ricoprendo man mano incarichi di sempre maggiore responsabilità, fino alla dirigenza, nel settembre 1988. Da ottobre 1987 sono iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, ma all’albo dei pubblicisti poiché l’attività giornalistica non ha mai rappresentato la mia attività prevalente ma occasionale. Ed è questa la differenza tra le due categorie, i professionisti, cioè coloro che esercitano in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista ai sensi dell’art. 1 della legge istitutiva n. 69/1963 e, appunto, i pubblicisti.

Quali sono stati i tuoi primi lavori nel campo del giornalismo e come ti sei evoluta nel corso degli anni?
Il lato positivo di avere lavorato in testate – pur specializzate – che trattavano temi molto diversi è stato quello di apprendere la “tecnica” dell’indagine, della narrazione e della sintesi in mondi anche molto diversi tra di loro, ma mantenendo fede alle regole della chiarezza, della veridicità dei fatti e della trasparenza. In particolare i settori che mi sono stati particolarmente utili nei passaggi professionali successivi sono quelli dell’organizzazione aziendale e della tecnologia, e poi vedremo perché.

Quali sono le tue aree di interesse principali come giornalista e cosa ti spinge ad approfondire determinati temi?
Come ho detto, il giornalismo non è stata la mia attività prevalente, tanto che nel febbraio 1991 ho intrapreso una nuova sfida nel settore della comunicazione, entrando come socia in una piccola agenzia di cui dopo sette anni ho acquisito le quote di maggioranza. Successivamente, grazie a una proposta di collaborazione tra agenzie, ho portato la mia clientela in una struttura di maggiori dimensioni, di cui sono diventata senior partner e dove ho continuato la mia attività fino alla cessione delle quote e al ritiro formale dalla professione nel luglio 2010, per motivi familiari.
Malgrado questo avvenimento, ho comunque continuato come free lance la mia attività professionale di consulente per alcune realtà aziendali e associative, cominciando però a concentrarmi sempre più sull’attività giornalistica.

Graziella Falaguasta, un sorriso che illumina

Quali sono stati i momenti più significativi della tua carriera giornalistica e perché li hai considerati importanti?
Durante i 25 anni di attività nell’ambito delle P.R. e della comunicazione ho affiancato aziende e organizzazioni di rilevanza internazionale e nazionale nei più disparati settori e di diverse dimensioni (inclusa la Pubblica Amministrazione) per le quali ho scritto tantissimo come ufficio stampa. Questo percorso mi ha portato a farmi identificare con sempre maggiore precisione le tematiche e gli aspetti dei quali volevo occuparmi nell’attività giornalistica, cioè il mondo del lavoro, attraverso le storie di persone e delle realtà in cui si trovano a operare, rappresentando anche un’Italia “minore” e a volte anche un po’ “appartata” che molto poco viene narrata dai grandi media.
Mi sono così ritagliata, a partire dal 2014, uno spazio di collaborazione redazionale con il mensile online Il Caos Management, per il quale tratto, appunto, sotto forma di “storie” il tema del lavoro, nelle sue diverse sfaccettature e implicazioni economico-sociali, seguendo più da vicino i giovani.
Dalla primavera del 2021 collaboro anche con un quindicinale locale della Sardegna, La Gazzetta del Medio Campidano, dove tratto i vari aspetti del turismo responsabile, dei sistemi locali di accoglienza dei “cittadini temporanei” e delle relative implicazioni economiche, culturali e sociali.
Collaboro più saltuariamente anche con il settimanale online greenplanner.it su temi ambientali, di sostenibilità e dell’economia circolare e con la pubblicazione vita.it per i temi sociali.

Come vedi l’evoluzione del giornalismo e quali sono le sfide principali che i giornalisti devono affrontare oggi?
Il prossimo 3 maggio si celebrerà la Giornata mondiale per la libertà di stampa e l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha organizzato due corsi, uno dedicato al fenomeno dell’infiltrazione mafiosa in Lombardia, ai condizionamenti nei confronti degli amministratori locali e nei riguardi di chi fa informazione e l’altro dedicato al tema della diffamazione e delle querele “temerarie” che minacciano e condizionano l’attività giornalistica. Ecco, direi che tra le grandi sfide che il giornalismo e l’informazione devono affrontare oggi, nel sessantesimo anniversario della legge professionale (la n. 69 del 1963), possano essere considerate le evoluzioni tecnologiche e i relativi cambiamenti intervenuti nel lavoro giornalistico e nelle redazioni, e la libertà di stampa, ancorati strettamente a regole deontologiche. Sfide che riguardano anche i lettori e che richiedono l’uscita dell’editoria, nel suo complesso, dalla crisi in cui è stata immersa, e l’applicazione di regole certe per la professione, come il regolamento sull’equo compenso, perché l’informazione di qualità deve essere riconosciuta e pagata e le norme europee stanno supportando questo delicato passaggio.

Tu hai reso possibile, grazie alla collaborazione fra Caosmanagement.it e la Famiglia Artistica Milanese, la realizzazione di un numero monografico dedicato al rapporto bellezza e arte con le singole professionalità di 21 persone occupate nei più importanti settori. Che esperienza ne hai ricevuto?
Devo dire che essere stata coinvolta nel numero speciale progettato e realizzato per i 150 anni della Famiglia Artistica Milanese mi ha reso particolarmente orgogliosa per almeno due motivi che riguardano la mia attività giornalistica: il primo, il riconoscimento da parte della redazione di un ruolo “attivo” nel gruppo di lavoro, il secondo quello di poter toccare con mano l’ecletticità e l’attitudine multidisciplinare del gruppo di autori della rivista, molto vicine alla filosofia delle origini della Famiglia Artistica Milanese, quando Vespasiano Bignami, suo fondatore e principale protagonista, nel 1873 ha avuto l’idea di coinvolgere tutti i suoi amici artisti a riunirsi, per parlare e discutere delle loro idee sull’arte.
Inoltre, attraverso i vari contributi, ho avuto la conferma di quanto la bellezza abbia per ognuno di noi un impatto significativo nella nostra vita quotidiana, anche in professioni non tipicamente artistiche. Non sono certo l’unica a pensare che l’esposizione all’arte e alla bellezza favorisca uno stato di benessere psicologico al pari di un equilibrato regime nutrizionale e una sana attività fisica quotidiana, anche se so che certamente l’età, il livello d’istruzione, il tipo di professione, il reddito, la zona geografica di appartenenza, influenzano il grado di benessere percepito dai singoli.
Se e vero che, come disse Goethe, “la bellezza è negli occhi di chi guarda” e, quindi, già dentro di noi, in maniera assolutamente soggettiva, è però probabilmente vero che quando ognuno di noi incontra il “suo” bello la reazione e le emozioni sono le stesse.

 

Questa voce è stata pubblicata in ApprofondimentiIniziativeL’Associazione Famiglia Artistica MilaneseLo sapevi?Notizie dal mondoPartenariato culturale e contrassegnata con . Contrassegna il permalink. Posted 3 Maggio 2023.