Dopo il successo della cucina italiana promossa a patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO la stessa cucina segna nuovi successi con un incremento medio del 5% dei vari alimenti (dal 15% dell’olio, al 2% della frutta), ma al tempo stesso nuovi attacchi da alimenti che non rispondono ai nostri criteri di sicurezza: mi riferisco al grano canadese per il quale è consentito il trattamento con glifosato da noi vietato per i possibili effetti cancerogeni e a alimenti ultra processati a partire da oli e grassi contro i quali però l’Unione europea sta provvedendo con tassazioni ad hoc.
La difesa della dieta mediterranea è strettamente collegata anche alla rete di distribuzione che invece sta subendo una preoccupante trasformazione con la chiusura dei tradizionali negozi alimentari come forni, latterie, panetterie, macellerie e questo malgrado i cittadini interpellati abbiano espresso il desiderio di disporre facilmente di alimenti a km zero. Questi, quando disponibili, vengono ricercati anche negli avanzi dove si cela un tesoro tanto che un mercato in continua crescita è quello degli alimenti in scadenza acquistati a prezzi scontati.

La dieta mediterranea è da sempre considerata un veicolo fondamentale per alcune tradizioni e per la cultura alimentare del nostro Paese, oltre che per un sostegno significativo all’economia, anche se da sempre questi riconoscimenti subiscono qualche critica, dovuta alla difficoltà di trasportare una dieta così specifica a realtà così diverse come quelle che si trovano.nel mondo, per di più riconosciute nella visione globalizzata del nostro Pianeta.
Una risposta puntuale a questi dubbi è venuta dalla Università Federico II di Napoli con una proposta ripresa anche da Nature il più prestigioso giornale scientifico al mondo. La proposta è quella di esportare la dieta mediterranea nel mondo adattandola ai cibi giusti di ogni Continente.
Nature ha considerata geniale l’idea trasformandola in un editoriale girato, vista la diffusione del giornale, al mondo intero e tale da giustificare una nuova denominazione non più dieta mediterranea, ma planeterranea.
Resta il carattere di un regime alimentare basato sulla completezza dei nutrimenti provenienti da alimenti freschi, stagionali con basso indice glicemico, conditi con olio extravergine.
Nella nuova versione planiterranea la dieta mediterranea potrà accogliere quindi alimenti asiatici come anche sudamericani con nuove piramidi alimentari locali che però dovranno attenersi alle regole della dieta mediterranea, principalmente a base vegetale, frutta fresca e secca, con apporto adeguato di grassi mono e poli-insaturi, con farina integrale, legumi e in quantità limitata, pesce, latticini, carne. Gli studiosi che hanno formulato la proposta si sono spinti oltre, fino ad individuare continente per continente, gli alimenti equivalenti ai fini della dieta.

Un esempio molto rappresentativo è rappresentato dai cibi algali tipici dei paesi subtropicali, raccomandati contro l’ipertensione, costituenti una fonte importante di fibre, proteine, polisaccaridi, sali, vitamine.
In Canada l’olio estratto da una modificazione della colza e e da alcune variazioni di fagioli si fanno consigliare come alimenti contro l’accumulo di colesterolo. In Africa i prodotti estratti dalla manioca risultano pienamente corrispondenti per proprietà ai nostri spinaci. In America Latina Avogadro e papaia sono fonti di acidi grassi monoinsaturi, vitamine e polifenoli. La dieta planeterranea verrà diffusa attraverso una piattaforma ad hoc con il fine di contrastare malattie ed obesità.