Ecco uno dei misteri di quella che alcuni continuano impropriamente e contro ogni prova concreta chiamare “sinistra”. Perché mai a sinistra in tanti si sperticano per celebrare Emma Bonino, un politico senza meriti particolari se non consideriamo un merito far parte di una fauna che sopravvive a ogni era glaciale della Repubblica. Emma, infatti, fa parte a pieno titolo ai camaleonti della poltrona, fedelissima interprete del manuale del perfetto sopravvissuto politico, composto da un capitolo unico: l’assenza totale di bussola morale, compensata da un radar infallibile per il potere. Sì, in questo, Emma Bonino era maestra.

Dalla militanza a Pannella

Correvano i primi anni ’70. Ci eravamo lasciati alle spalle il ’68 con tutti i suoi sommovimenti, le rivoluzioni ideali e idealizzate, la lotta contro l’autorità di qualunque tipo fosse, contro la cultura dominante.

La prima Bonino fu una ragazza di Bra impegnata politicamente, distributrice di volantini, presente nelle riunioni che avevano come tema il cambiamento del mondo per uno più egualitario. Cantava “Comandante Che Guevara” insieme a stuoli di ragazzi con eskimo e loden con sciarpa, e ragazze con minigonne ascellari.

Poi venne Pannella… e fu amore a prima vista. La lotta di classe venne sostituita da divorzio, aborto e diritti civili, battaglie ineguagliabili e magnifiche. Ma le diseguaglianze sociali furono accantonate in favore delle esigenze del mercato. La parola d’ordine: liberalismo.

Vogliamo evitare di dimenticarci che Emma Bonino è sempre stata liberista. Anzi, possiamo ricordarci che è stata un’ultra liberista, una turbo liberista.

L’ossimoro della sinistra

Sgombriamo il campo da uno dei capolavori della mistificazione della propaganda: la sinistra liberale, i democratici riformisti e liberali. Bene le due parole “sinistra” e “liberale” non possono vivere affiancate. Sono antagoniste; l’una esclude l’altra. La sinistra liberale è un ossimoro. La sinistra combatte le diseguaglianze; l’economia liberale costruita sull’idealizzazione del mercato e dell’individualismo genera ineluttabilmente diseguaglianze sempre più marcate.

Ma torniamo a Emma Bonino.

Tanto per dirne una, nel 1994 ha accettato di correre per la destra berlusconiana, in compagnia dei post-missini e post-fascisti di Alleanza nazionale e della Lega, con il preciso obiettivo, poi sventato, di privatizzare la sanità e la scuola pubblica (in nome dell’efficenza e del libero mercato).

Nel 1994 con l’abbraccio con Berlusconi, ne discende il liberismo, l’impresa, l’anticomunismo viscerale, il filoamericanismo a livelli parossistici. L’alleanza con antiabortisti, con razzisti, con rappresentanti del medio evo culturale e tutto meno che difensori dei diritti civili. Ma sì! Perché tutto fu condito da un ottimo, ricco e garantito, seggio in Parlamento.

Divorzio e aborto

Si dice, inoltre, che Emma Bonino ha avuto un ruolo decisivo per il divorzio “approvato con il referendum del 1974” Questa è una scemenza che circola da tempo nell’opinione comune, o un falso storico, ancor più grave se viene sostenuta anche da un presunto storico, Paolo Mieli, che, in realtà, si conferma un ideologo. In realtà il divorzio è stato introdotto in via definitiva il 1mo dicembre 1970 con la legge 898 (nota come legge Fortuna-Baslini) dal Parlamento italiano, durante la VI legislatura, nella quale il Partito Radicale non ha eletto nemmeno un deputato. La legge è passata con il sostegno di Pci, Psi, Pri, Pli, Psdi e parte della Dc. Ripeto: legge Fortuna (Psi) e Baslini (Pli), non Bonino-Pannella.

Il 12 e 13 maggio 1974 si tenne in Italia il famoso referendum ABROGATIVO voluto dalla destra (fascisti e monarchici) e dall’area fanfaniana della Dc per cancellare la legge sul divorzio. “Abrogativo”, qualcuno lo spieghi a Mieli.

Senza negare l’impegno dei radicali nella campagna referendaria non è da dimenticare che il referendum è stato principalmente vinto per il voto comunista (che all’epoca aveva 20 volte il consenso dei radicali), insieme a quello socialista.

Vogliamo parlare della legge 194, quella sull’aborto? Anche in questa circostanza i Radicali non hanno avuto alcun ruolo. La vogliamo dire tutta? La legge 194 è passata con il voto contrario dei radicali in Parlamento.

Proprio così: i radicali hanno votato contro, ritenendo che la legge non fosse sufficientemente “radicale”.

Sull’aborto la vicenda è persino più clamorosa. I radicali, con l’autodenuncia di Adele Faccio ed Emma Bonino per aver praticato aborti clandestini, contribuirono davvero ad aprire il dibattito pubblico a partire dal 1975. Ma quando la legge 194 arrivò in aula nel 1978, i parlamentari radicali fecero lunghe ore di ostruzionismo in Aula per contestare i limiti imposti dal testo e votarono contro, giudicandola troppo timida rispetto alla piena autodeterminazione della donna.

Nel 1981, sulla scheda elettorale non comparve un solo referendum contro quella legge, ma due, opposti: quello cattolico del Movimento per la Vita, per restringerla, e quello degli stessi radicali, per liberalizzarla ancora. Vennero bocciati entrambi, il primo con il 68%, il secondo con una percentuale vicina al 90%. Il mito del “referendum radicale che ci ha donato l’aborto” è dunque doppiamente falso: la legge sull’aborto esisteva già da tre anni, e il referendum radicale chiedeva l’abolizione di quello che quella legge prevedeva.

La verità è però un’altra: Bonino e radicali hanno votato contro per boicottare il consenso trasversale costruito in parlamento tra la sinistra e i partiti laici.

Il contributo di Emma Bonino alla legge sull’aborto è sostanzialmente una leggenda se si considera il ruolo politico più che marginale rispetto alla sinistra di comunisti e socialisti per i diritti civili.

Nasce la spettacolarizzazione della politica

Dei Radicali si ricorda più che altro un’ossessiva e controproducente battaglia fatta di spettacolarizzazione che invece di favorire il dialogo tra i partiti ne acuiva le distanze genere favorendo la parte conservatrice del paese.

Alle forme del dibattito politico molte paternità possiamo attribuirle ai Radicali per aver introdotto l’ostilità alla mediazione politica, al lavoro parlamentare e alla funzione dei partiti.

Il ruolo politico-culturale di Emma Bonino non riguarda i diritti civili ma l’involuzione politica che ha sostituito la democrazia con la governance e la mediazione con il gesto mediatico.

E, poi, una carriera all’insegna dell’incoerenza e l’attaccamento alle poltrone. Nel 1998 Bildeberg, il noto e riservato think tank internazionale (mercato mio ungimi tutta). 1999-2000 lista orgogliosamente a lei intestata, preludio ad un’entusiastica alleanza maggioritaria con Berlusconi nel 2002.

L’amore per il turbo-liberismo

Dell’area turbo-liberista di Emma Bonino dobbiamo inoltre ricordare il referendum del 2000 per abolire l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, decisamente inviso da lei e dai suoi finanziatori.

Nel 2004 sboccia la Margherita con Rutelli come leader, il suo amore per i petali da spetalare prende il sopravvento e la allontana dal pedopornonano, parlandone male. È l’inizio della fase floreale e della conversione a sinistra (no, per dire).

Prima con il garofano, poi con Prodi e l’ulivo, i fiori furono integrati dalle piante, in quella fase che possiamo definire “vegetale”. Poi con il PD, nel 2013 con Letta, poi con Renzi, dopo essere stata nominata commissaria europea su indicazione del Berlusca, fino all’approdo ad un partito (sé stessa) nel 2018 dal nome +Europa, prendendo al volo l’opportunità di un seggio sicuro, offertale dal suo amico Renzi.

Non c’è coerenza, non c’è coartazione che tenga quando a chiamare è l’odore della poltrona. Destra, sinistra, centro, liste personali, sigle inventate a tavolino solo per rastrellare l’ultimo quoziente utile: l’importante è non restare mai, neanche per un secondo, a piedi (e portafoglio) asciutti fuori dalle istituzioni.

Guerrafondaia e sionista

Oltre a questo dobbiamo ricordare Emma Bonino per il suo sostegno allo stato di Israele e dunque all’occupazione illegale delle terre palestinesi, ai massacri e alla campagna di menzogna sionista. Nella vita ognuno è libero delle proprie scelte politiche ed etiche, ma una volta fatte ha deciso da che parte stare.

È stata del resto una decisa e convinta guerrafondaia: ogni volta che ha potuto ha votato per tutte le guerre avviate dalla NATO e degli Stati Uniti, fedele al suo amore per il liberismo (in propaganda “esportazione della democrazia”).

Europeista per l’alta finanza

Parliamo dell’Europa: Emma Bonino è santificata come europeista, e infatti lo è stata essendo tra coloro che hanno sostenuto l’impianto istituzionale attuale dell’UE, virando il progetto europeo iniziale fondandolo sugli interessi del capitalismo e della grande finanza e sulla guerra (con l’addentellato del sistema militare industriale) e consegnando l’Unione Europea alle destre.

Con lei (e Renzi e quel brav’uomo di Cuffaro) nasce il progetto chiamato “Stati Uniti d’Europa”, un nome ridondante per misere ambizioni. Lei stessa ha definito il neonato partito, “una lista di scopo”. Mai definizione fu più azzeccata. Lo scopo doveva essere una caritatevole poltrona.

È stata una donna che ha combattuto con la destra ultra-liberista, che ha sposato le privatizzazioni dei beni comuni, il sostegno assoluto al dio mercato, l’apartheid in Cisgiordania e i massacri a Gaza.

La casta celebra la casta.

I funerali di Stato per la Bonino sono una vera e propria vergogna nazionale, perché molti dei valori da lei sposati e appoggiati sono contro la nostra Costituzione.

La casta celebra la casta. D’altronde gli ultimi funerali di Stato che ricordo furono per Silvio Berlusconi, per Arnaldo Forlani, per Raffaele Costa. I funerali di Stato vengono decisi dalla Presidenza del Consiglio che, ricordiamo, è in mano a un governo di destra destra e… infatti!

Sono regolati dalla legge 36/1987 e spettano di diritto ai Presidenti degli organi costituzionali ed ai ministri deceduti durante la carica, ma possono essere estesi dal Consiglio dei ministri anche a personalità di particolare rilievo o “a cittadini che hanno reso servigi illustri al Paese”. Bah!

Emma Bonino ha goduto di un forte sostegno mediatico (propaganda) che ha costruito intorno a lei la menzogna della femminista e della paladina dei diritti civili finalizzata occultare invece il suo contributo alle ragioni della distruzione dello Stato e dei diritti sociali.

Emma Bonino con il suo ambiguo radicalismo di destra e con le sue ripugnanti amicizie internazionali negli ambienti che hanno portato il neoliberismo in Europa è stata il volto orrendo di quell’opera di trasformazione del senso comune di sinistra che ha portato gradualmente a mettere in disparte le battaglie sociali, ovvero le lotte per il lavoro, per la casa e per il salario da lei separate dalle battaglie civili, con i risultati di oggi e la crescita dell’onda nera.

“Al netto dell’umano cordoglio”, “sono sempre i migliori ad andarsene” sono formule di buona educazione. Ma dobbiamo effettivamente, concretamente, rattristarci se conclude la propria vita una persona che ha servito valori non condivisi? Una persona che conseguentemente ha, nella percezione individuale, danneggiato l’interesse generale e il benessere di chi la circonda. Fin dove deve arrivare l’”umano cordoglio”? Dobbiamo dolerci per la morte di criminali comuni o di Stato? Personalmente la morte di Emma Bonino mi ha colpito solo per l’esercizio di adulazione che ne è seguita. Certamente la morte di Pierangelo Bertoli, De André, Guccini (solo per citarne alcuni) mi hanno coinvolto emotivamente molto di più, ma per loro niente funerali di Stato.

La coerenza è per gli ingenui; la sopravvivenza a tutti i costi è l’arte dei professionisti del trasformismo. Chissà, potrei proporlo come epitaffio.