Beyond the Bar, diretto da Kim Jae-hong e scritto dall’ex avvocato Park Mi-hyun, è una serie coreana di 12 episodi che approda su Netflix confermando l’alta qualità della produzione televisiva sudcoreana nel genere legal drama. La serie, trasmessa originariamente su JTBC, segue le orme di drama giudiziari di successo, distinguendosi per una scrittura intelligente e personaggi profondamente umani. Nonostante le premesse che potrebbero ricordare uno dei tanti procedurali legali, la serie ha saputo superare le aspettative conquistando anche il pubblico internazionale piazzandosi nella Top 10 globale di Netflix per diverse settimane.
La storia ruota attorno a Kang Hyo-min (interpretata da Jung Chae-yeon), una giovane avvocata alle prime armi, idealista ma socialmente impacciata, che viene assunta presso il prestigioso studio legale Yullim. Nonostante un iniziale ritardo al colloquio e un look poco impeccabile, Hyo-min stupisce i partner con le sue capacità analitiche e la sua vittoria in una competizione nazionale di mock trial, il processo simulato. La sua scelta di unirsi al reparto di contenzioso, guidato dal distaccato e severo Yoon Seok-hoon (Lee Jin-wook), segna l’inizio del suo percorso di crescita. Seok-hoon è freddo e calcolatore, ammirato per le sue capacità, ma temuto per il suo carattere schivo e la sua intolleranza per le imperfezioni. Il rapporto tra i due, inizialmente conflittuale, si evolve gradualmente in un partenariato professionale basato sul rispetto reciproco e sulla dedizione comune per la legge.
La struttura narrativa è principalmente episodica, con ogni puntata che affronta un caso legale distinto, pur avanzando al contempo le trame generali dei personaggi. Dal caso di una clinica per la fertilità a questioni di corruzione aziendale, ogni vicenda serve non solo a mostrare l’acume legale dei protagonisti, ma anche a esplorare “dilemmi etici e morali“ che vanno oltre la semplice applicazione della legge.
Il cuore della serie risiede nella sua caratterizzazione. Kang Hyo-min non è l’ennesima protagonista perfetta; è brillante ma vulnerabile, sicura dei suoi principi ma inesperta nel mondo reale. La sua evoluzione da rookie ad avvocato affermato è resa credibile e coinvolgente dalla performance di Jung Chae-yeon, che bilancia con maestria determinazione e vulnerabilità. Allo stesso modo, Lee Jin-wook offre una performance stratificata nel ruolo di Yoon Seok-hoon, il cui apparente distacco nasconde una profonda integrità e, come si scopre, un passato doloroso. La chimica tra i due attori è palpabile, e le loro conversazioni serali sul tè sono tra le scene più riuscite della serie, mostrando un rapporto che si costruisce sulla lenta costruzione della fiducia più che su dinamiche amorose immediate.

Un merito indiscutibile va alla sceneggiatura di Park Mi-hyun, che, forte della sua esperienza forense, evita i cliché melodrammatici e costruisce una trama in cui
“nulla accade per miracolo o coincidenza”.
Gli eventi sono guidati dalle azioni e dalle decisioni dei personaggi, creando una narrativa soddisfacente e coerente. Il tema portante della serie è l’amore nelle sue molteplici forme (familiare, platonico, romantico, ossessivo) che, inaspettatamente per un legal drama, diventa il filo conduttore che lega casi e personaggi. La serie naviga abilmente nelle zone grigie della moralità, ponendo domande complesse senza pretendere di offrire risposte facili, sfidando lo spettatore a riflettere sul divario tra giustizia legale ed equità umana.
Beyond the Bar si distingue per il suo cast femminile di grandissimo livello. Oltre a Hyo-min, la serie presenta personaggi come l’avvocato Heo Min-jeong (Jeon Hye-bin), una professionista più matura che ha dovuto reinventarsi, e l’avvocato Kwon Na-yeon (Kim Yeo-jin), una mentore forte e capace. L’amicizia genuina tra Hyo-min e le sue amiche d’infanzia offre inoltre un esempio positivo di sostegno femminile. La narrazione è fortemente guidata da queste donne, senza le quali la storia non potrebbe progredire.
La regia di Kim Jae-hong è pulita e precisa. Nei primi episodi, la serie sperimenta con sequenze animate e composizioni artistiche, rendendo la narrazione visivamente coinvolgente. Una tecnica interessante è l’uso del silenzio durante dialoghi importanti, che vengono rivelati solo in un secondo momento, costringendo lo spettatore a focalizzarsi sulle espressioni non verbali degli attori. Sebbene la creatività visiva si attenui leggermente con il procedere della serie, la direzione rimane comunque curata ed efficace.
Va sicuramente detto che gli avvocati avversari non sono sempre all’altezza, privando alcuni casi di una tensione competitiva più accentuata, ma spesso il motivo risiede nel voler porre l’accento sulle vicende interne dello studio Yullim. Alcuni hanno criticato uno sbilanciamento del carattere della protagonista: la Hyo-min iniziale, brillante e sicura, sembra a tratti cedere il passo a una versione più emotiva e “salvabile” forse per favorire lo sviluppo di una dinamica romantica con il mentore. A nostro avviso l’evoluzione dei due protagonisti non può essere separata ed il finale, che ad alcuni non è piaciuto giudicandolo troppo poco K-drama, è in realtà proprio un segnale di maturità del prodotto che si discosta dai cliché troppo spesso visti. Oltre che poter essere un viatico per una seconda stagione che ci piacerebbe. Beyond the Bar è una aggiunta di alta qualità al genere legal drama.
La serie riesce nell’intento di essere al contempo intrattenente e profondamente umana, offrendo uno sguardo sulla professione forense che va oltre i tecnicismi per concentrarsi sulle persone e sui loro valori.
K- Legal Drama
Ormai i coreani hanno creata una vera “macchina da guerra” nella serialità. Due titoli da segnalare. “Il divorzista”, sempre su Netflix, è una serie televisiva sudcoreana trasmessa tratta dall’omonimo webtoon di Kang Tae-kyung. A causa di un drammatico incidente, il musicista Shin Sung-han è costretto a studiare legge e diventare un avvocato divorzista. Mentre lavora a diversi casi di divorzio in Corea del Sud, Shin Seong-han indaga anche su una notizia scioccante che ha ricevuto in Germania, combinando la sua professione legale con la ricerca personale.
Ancora su Netflix va segnalato Vincenzo, si proprio Vincenzo. Rimasto orfano all’età di otto anni, Park Joo-hyung viene adottato in Italia: ribattezzato Vincenzo Cassano, da adulto è diventato un avvocato, un consigliere per la mafia e uno dei migliori uomini del potente boss Fabio. Qui il legal si mescola con il genere mafia.